REPLACED, distopica bellezza – Recensione

REPLACED, distopica bellezza – Recensione

Quando la pixel-art si fa cinematica

In un 2026 pieno di nomi altisonanti, di tripla A capaci di cambiare ancora una volta l’industria videoludica, nella personale wishlist di chi si appresta a scrivere, uno dei titoli più attesi di quest’anno era REPLACED. Sarà perché le produzioni troppo grandi mi “spaventano” e mi sento più a mio agio con quelle indipendenti, più contenute, meno dispersive, ma soprattutto più autoriali. Sarà per il suo stile grafico in pixel-art, per le atmosfere cyberpunk o perché tutto questo ricorda quel The Last Night mai uscito (che pare sia ancora in sviluppo, ndr.). 

In ogni caso, adesso che REPLACED è qui, sarà stato capace di soddisfare le aspettative? Scopriamolo.

Non sempre gli esperimenti vanno a buon fine, infatti in REPLACED ci ritroveremo a controllare un’IA chiamata R.E.A.C.H., intrappolata in un corpo umano, che si troverà a fronteggiare i suoi stessi creatori, la Phoenix Corporation. In un’America alternativa degli anni ‘80, travolta da una catastrofe nucleare, la città di Phoenix è diventata il quartier generale della corporazione, la quale ha eretto un muro al cui interno vive l’élite della popolazione, mentre al di fuori c’è solo degrado, povertà e malattie.

Ed è proprio al di fuori delle mura che inizierà l’avventura di R.E.A.C.H., il cui obiettivo è quello di ritornare all’interno, ma che con il passare del tempo realizzerà che (forse) non è quello il lato giusto. REPLACED è un action/platform in 2.5D, ma nonostante la sua struttura prettamente action è fatto di tanti dialoghi, testimonianze e documenti da consultare, ma anche di situazioni e immagini capaci di narrare quella che è la realtà distopica, corrotta e crudele di Phoenix City. 

L’aspetto narrativo è parte dell’esperienza, così come lo era in capolavori come Another World o il più recente Inside, seppur in questi casi fosse più astratto; ma di fatto resta la chiave per comprenderne il valore complessivo. Proprio per questo lasceremo a voi il “piacere” di scoprire i segreti della Phoenix Corporation e i dubbi che presto si insidieranno nella “mente” di R.E.A.C.H..


REPLACED
Data d’uscita: 14/04/2026
Piattaforma: PC, Xbox Series
Versione recensita: PC
Sviluppatore: Sad Cat Studios
Publisher: Thunderful Publishing

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Thunderful Publishing e Plan of Attack che ringraziamo per il supporto.


La prima cosa che colpisce di REPLACED è senza dubbio il suo stile grafico in pixel-art, talmente curato che in alcuni casi si stenta a crederci sia stato realizzato così. Ma a renderlo talmente impattante è tutta l’art direction, a partire dall’illuminazione, passando per il parallasse e finendo con una regia capace di enfatizzare i momenti clou. Una direzione altamente cinematografica, che è difficile trovarla in un gioco con questa struttura, capace di rendere al tempo stesso avvincenti le sezioni action, così come riflessive quelle più calme.

Dall’inizio alla fine, complice anche averlo giocato su un monitor 21:9, è stato un continuo premere F12 per catturare screenshot; alcuni scenari sono letteralmente mozzafiato e potrebbero tranquillamente diventare degli sfondi desktop così come sono.

L’illuminazione gioca un ruolo fondamentale, tanto nelle aree più tecnologiche, in cui i led rendono tutto particolarmente futuristico, quanto in quelle più oscure, dove la luce trapela attraverso gli ambienti semi distrutti. Le ombre donano profondità e realismo, e quando le luci riflettono sull’acqua si raggiunge un livello artistico unico.

E a proposito di profondità, è anche grazie all’uso sapiente del parallasse, alla massiccia stratificazione degli scenari che REPLACED riesce a risultare così realistico, così curato nei dettagli. Profondità su cui gioca molto anche la regia, con elementi staccati dalla scena che compaiono in primo piano, quasi fuori fuoco, rendendo il tutto anche più dinamico.

Nell’insieme REPLACED rappresenta uno dei migliori risultati in termini di pixel-art mai visti in un videogioco. Una gioia per gli occhi, un risultato stratosferico non solo dal punto di vista tecnico, quanto sotto quello artistico e cinematico.

REPLACED non si limita però a sfoggiare un comparto tecnico-artistico eccellente, se ne abbiamo parlato subito è solo perché rappresenta uno dei suoi aspetti distintivi; tuttavia convince anche nel gameplay, purché non ci si aspetti qualcosa che non può e non vuole essere. Parliamo essenzialmente di un platform, con sezioni in cui questo aspetto è più accentuato, ma altrettante sezioni decisamente più “lente”, in cui ci si limita a camminare, tra qualche riflessione di R.E.A.C.H. e, soprattutto, mentre si ammirano i fantastici scenari creati da Sad Cat Studios.

REPLACED rappresenta uno dei migliori risultati in termini di pixel-art mai visti in un videogioco

Nel corso dell’avventura acquisiremo abilità o subentreranno elementi ambientali che ci permetteranno di compiere azioni più articolate, ma tutto sommato non parliamo di nulla di particolarmente innovativo o complicato. Questo non vuol dire che in alcuni casi non possa esser necessario ripetere e ritentare una scena, ma non si tratta di nulla di proibitivo. A rendere il tutto più agevole c’è un sistema di checkpoint che, salvo un paio di occasioni, sono dislocati sempre nel punto giusto, evitando di ripetere una sezione particolarmente lunga.

Il backtracking è pressoché assente, se si esclude la zona della città al di là del muro, dove vivono “gli scarti”, con i quali sarà possibile interagire e intraprendere qualche side-quest.


Tutto molto scorrevole quindi, forse troppo? 

Dal nostro punto di vista no, REPLACED non vuole essere Ori o Hollow Knight, e nemmeno Limbo o Celeste. Vuole essere innanzitutto un’avventura che, per esser tale (viste anche le tematiche sociali trattate), necessita di esser vissuta ad un ritmo non troppo sostenuto, deve lasciare il tempo per metabolizzare quanto successo, per cogliere i dettagli del mondo che ci circonda.

A rendere impegnativo il nostro percorso ci saranno però i nemici, che combatteremo con la nostra pistola/arpione/bastone, la quale acquisirà nuove funzionalità che andranno ad ampliare il combat-system.
Prevalentemente si tratterà di scontri corpo a corpo: la pistola infatti sparerà solo dopo il caricamento di una barra o in determinate occasioni. Proprio per questo abbiamo trovato molto appaganti gli scontri, nonché spettacolari grazie alla regia che fa zoom-in e rallenta con determinate kill.

Inizieremo con qualche sporadico scontro, per poi passare a vere e proprie “risse” impari, in cui saremo noi contro tutti ed in cui il tempismo sarà la chiave per la sopravvivenza. Ecco, questa è senza dubbio la parte che richiede più impegno, soprattutto nelle boss fight: ci è capitato più volte di soccombere e dover ripetere il combattimento.

Nulla di impossibile anche in questo caso, ma a livello di difficoltà medio rappresenta comunque una sfida. La ricerca dei collezionabili potrebbe rappresentare un ulteriore livello di sfida, non tanto per il raggiungimento degli obiettivi, quanto per arricchire il background dell’avventura.

Un plauso poi per la colonna sonora, elettronica synth-based che, con i suoi ritmi lenti, senza particolari acuti riesce ad accompagnarci tenendo alta la tensione quando serve, ma senza annoiare nei momenti meno concitati. Si rifà al mood distopico e malinconico di film come Blade Runner (la trovate anche su Spotify) e resta piacevole da ascoltare anche al di fuori del gioco.

Eccoci giunti al momento di tirare le somme e, facendolo a distanza di una decina di giorni dall’uscita, non possiamo non tener conto delle critiche che sono state mosse da qualcuno, riguardo la mancanza di varietà, o i momenti compassati, inseriti per “allungare il brodo”.

Da quelle critiche vogliamo partire, per dire che REPLACED vuole essere proprio quello, un gioco action, ma allo stesso tempo riflessivo. Un’avventura fatta di momenti lenti, pensati proprio per esplorare e soprattutto assaporare/ammirare un mondo così carismatico. Sarebbe un peccato non godersi Phoenix City nella sua catastrofica bellezza, non avere il tempo di cogliere i dettagli, il modo in cui le luci lo rendono vivo (o morto). Così come i dialoghi e tutta la parte narrativa.

La frenesia e l’azione non mancano, magari non la troveremo nel gameplay, ma nella direzione artistica e nella regia, nel modo in cui una scena viene narrata visivamente e grazie agli effetti speciali. Di fatto però si tratta di una scelta, voluta dagli sviluppatori, che non possiamo far altro che accettare ed amare.

Tutto questo ci fa tornare alla mente Senua’s Saga: Hellblade 2. Ricordiamo che all’epoca (non molto tempo fa in realtà), ci furono le stesse critiche. Ebbene, in REPLACED noi abbiamo visto lo stesso identico concetto, applicato ad una struttura diversa, ma con lo stesso risultato: un’avventura fatta per essere vissuta con i suoi tempi e i suoi ritmi, capace però di regalare emozioni e lasciare qualcosa di indelebile.


REPLACED

Recensione a cura di Pasquale Lello

Grafica
95%
Coinvolgimento
90%
Giocabilità
90%
Innovazione
85%

Concludendo

Non fatevi ingannare dagli spettacolari trailer: REPLACED è molto di più. E nel suo esser qualcosa di più profondo potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma di fatto resta un’opera che sotto ogni punto di vista può esser considerata perfetta.
Un comparto tecnico/artistico ineccepibile rappresenta sia l’essenza che il contorno di un’avventura che merita di esser vissuta, senza farsi troppe domande o pretendere che sia qualcosa di diverso. Solo così potrete immergervi appieno in un mondo cyberpunk distopico ricco di dettagli e ambienti da ammirare come fossero un dipinto.
Il gameplay, non particolarmente ostico, non rappresenta un limite, bensì il modo migliore per concentrarsi su quelle che sono le vere peculiarità di questo titolo. Una delle migliori avventure in 2.5D di sempre, così curata e profonda che il termine  “platform” le sta davvero stretto.

90%

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