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Demonschool, l’RPG old-school che convince | Recensione

Una scuola di… Magia?

Chi mi conosce sa che ho un debole dichiarato per i giochi di ruolo old school, quelli che non hanno paura di essere strani, spigolosi, magari un po’ controcorrente, ma capaci di lasciare il segno. Ed è esattamente per questo che Demonschool ha catturato subito la mia attenzione. Il nuovo gioco di ruolo indipendente sviluppato da Necrosoft Games e pubblicato da Ysbryd Games è una di quelle opere che sembrano parlare direttamente a chi ama i JRPG di una volta, ma con la consapevolezza e la personalità del panorama indie moderno.

Demonschool è un gioco di ruolo particolare, difficile da incasellare in un solo genere. È un tactical RPG che, partita dopo partita, continua a scoprire nuove carte, aggiungendo strati, sistemi e meccaniche che arricchiscono l’esperienza senza mai renderla inutilmente complessa. Le sue ispirazioni sono evidenti e dichiarate: da un lato ricorda il secondo capitolo di Persona, quello più cupo, più esoterico e meno “pop idol”, dall’altro richiama i vecchi RPG tattici giapponesi, con un’impostazione delle battaglie che privilegia il posizionamento, la pianificazione e la lettura del campo di gioco. Il tutto filtrato attraverso un’estetica e una sensibilità profondamente nipponiche, pur essendo un progetto occidentale.

Già dal titolo si intuisce perfettamente dove voglia andare a parare: Demonschool è una storia di studenti, demoni e fine del mondo imminente. Il gioco è arrivato lo scorso novembre e ci catapulta direttamente in un 1999 che sembra uscito da una versione alternativa della nostra realtà, un anno carico di presagi, profezie e tensioni apocalittiche. Un’ambientazione che strizza l’occhio senza troppi pudori a serie come Buffy the Vampire Slayer, mescolando vita scolastica, orrori sovrannaturali e drammi adolescenziali con sorprendente naturalezza.

Demonschool è un gioco di ruolo particolare, difficile da incasellare in un solo genere.

Nei panni della protagonista, Faye, vestiamo i panni di una cacciatrice di demoni dal lignaggio antico, legata a profezie che parlano chiaro: nel 1999 i demoni torneranno a camminare sulla Terra, e l’apocalisse sarà inevitabile. O almeno, lo sarebbe… se qualcuno non provasse a fermarla. Ed è qui che entra in gioco la nostra eroina, che si ritrova iscritta al college di Hemsk Island, un luogo apparentemente tranquillo, isolato dal resto del mondo, ma in realtà al centro di eventi ben più oscuri.

Faye, però, non è sola. Durante il viaggio in battello che la conduce sull’isola, fa la conoscenza di Namako, un’altra studentessa che – sorpresa delle sorprese – finirà per studiare insieme a lei materie decisamente fuori dal programma ministeriale: magia nera, necromanzia, occultismo e tutto ciò che serve per affrontare orde di demoni pronti a scatenare la fine dei tempi. Una bella scuola, no?


Demonschool
Data d’uscita: 19 novembre 2025
Piattaforma: PS5, Xbox Series, Nintendo Switch, PC
Versione recensita: Nintendo Switch
Sviluppatore: Necrosoft
Publisher: Ysbryd Games

La recensione è stata realizzata grazie al gentile supporto di Strider PR/Ysbryd Games

Demonschool

Prima di andare avanti, vorrei sottolineare che Demonschool non è localizzato (attualmente) in italiano. Sicuramente questa notizia non farà piacere a chi non ha esperienza con la lingua anglofona, che potrebbe saltare a piè pari l’esperienza attendendo una maggiore attenzione da parte del team alla nostra regione.

Torniamo quindi a parlare dell’università, completamente isolata dal mondo esterno, la quale riesce fin da subito a costruire un’ambientazione fortissima, e la scrittura di Demonschool decide consapevolmente di spingere su questo potenziale. Hemsk Island è un luogo che invita all’esplorazione: ci sono tantissime aree da scoprire e in cui indagare, tra edifici scolastici, zone interdette, spazi liminali e angoli che sembrano sospesi fuori dal tempo. In più di un’occasione mi è capitato di pensare non solo ai classici giochi di ruolo giapponesi, ma anche a certi horror – guarda caso spesso citati dagli stessi sviluppatori – che fanno dell’isolamento e dell’ignoto il loro punto di forza.

E quando parlo di horror, intendo anche horror viscerale. Demonschool non si fa problemi a mostrare momenti di gore piuttosto espliciti, soprattutto considerando che parliamo di un gioco 2D pixellato. Il contrasto tra lo stile grafico, apparentemente semplice e con alcune scene decisamente disturbanti, funziona, anche se la narrazione segue un andamento un po’ da rollercoaster: a momenti davvero riusciti, tesi o emotivamente forti, si alternano passaggi più deboli, talvolta un po’ meh e forse fin troppo cheesy, specialmente quando il tono prova a essere leggero subito dopo eventi molto più cupi.

Ci sono tantissime aree da scoprire e in cui indagare

Dal punto di vista dei personaggi, però, il gioco si difende molto bene. Faye può reclutare fino a 15 studenti, e la cosa sorprendente è che quasi tutti riescono a trovare uno spazio narrativo credibile, senza sembrare semplici pedine da combattimento. Ciascuno ha una voce, un ruolo e un posto all’interno della storia, rafforzando quella sensazione di gruppo che è centrale per questo tipo di esperienze.

Proprio come in Persona, il tempo è scandito dallo scorrere di un calendario che avanza inesorabile verso una fine ben precisa: l’apocalisse. Questo rende l’intera avventura una sorta di corsa contro il tempo, dove ogni decisione – che si tratti di esplorare, approfondire un rapporto o prepararsi allo scontro – assume un peso maggiore. Non si ha mai davvero la sensazione di poter fare tutto con calma, e questa pressione costante contribuisce a dare ritmo e urgenza a un gioco che fa dell’atmosfera e della tensione una delle sue armi migliori.

Ed è proprio arrivando verso le battute finali che Demonschool mostra in modo più evidente le sue luci e ombre. Dove il comparto narrativo, pur tra alti e bassi, riesce comunque a convincere e a tenere viva l’attenzione, il sistema di combattimento finisce invece per mostrare il fianco a una certa ripetitività, percepibile già dopo le prime decine di ore. Probabilmente si tratta anche di un problema di bilanciamento, ma il risultato è che molti scontri tendono a somigliarsi troppo, con situazioni e soluzioni che si ripresentano con una frequenza forse eccessiva.

Il problema è amplificato dal fatto che, sebbene i personaggi reclutabili siano quindici, è facilissimo affezionarsi a quattro o cinque e portare avanti quasi esclusivamente quelli, limitando il turnover. La progressione dei personaggi è piuttosto contenuta, e questo riduce ulteriormente la varietà delle strategie disponibili nel lungo periodo: le opzioni non cambiano radicalmente, e il combattimento rischia di apparire un po’ troppo uguale a sé stesso col passare delle ore.

A bilanciare il tutto ci pensa però un comparto audio davvero riuscito, che riesce a catturare perfettamente quell’immaginario anni ’90 a cui il gioco si ispira: musiche e sonorità che accompagnano bene sia l’esplorazione che i combattimenti, risultando sempre piacevoli, mai invadenti e spesso sorprendentemente divertenti da ascoltare. Un ultimo tocco di stile che, anche quando il gameplay inizia a mostrare qualche crepa, riesce comunque a mantenere viva l’identità di Demonschool.


Demonschool

Grafica
75%
Coinvolgimento
80%
Giocabilità
64%
Innovazione
65%

Concludendo

Demonschool è un gioco che vive di contrasti affascinanti. Da un lato c’è un’identità fortissima, fatta di atmosfere anni ’90, riferimenti dichiarati a Persona e ai JRPG, all’horror giapponese e a una scrittura che, pur tra qualche ingenuità, riesce spesso a colpire nel segno. L’ambientazione dell’isola-college, il cast numeroso e ben caratterizzato e una colonna sonora ispirata rendono l’esperienza unica e riconoscibile sin dai primi minuti.

Dall’altro lato, però, il sistema di combattimento e la progressione mostrano alcuni limiti strutturali: la ripetitività degli scontri, un bilanciamento non sempre centrato e una crescita dei personaggi piuttosto contenuta finiscono per smussare l’entusiasmo nel lungo periodo. È un titolo che chiede pazienza e coinvolgimento emotivo più che ricerca della profondità meccanica assoluta.

Nonostante questo, Demonschool resta un RPG indipendente coraggioso, capace di raccontare una storia personale e apocalittica allo stesso tempo, con uno stile che non ha paura di osare. Non è perfetto, ma è sincero, riconoscibile e — soprattutto — fatto con una voce propria. E in un panorama sempre più affollato, non è affatto poco.

71%

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