Una produzione con un’identità precisa, appagante da giocare e che lascia il giocatore spiazzato in più di un’occasione.
The Blood of Dawnwalker è l’opera prima di Rebel Wolves, un team fondato nel 2022 da Konrad Tomaszkiewicz, ex director di The Witcher 3 in CD Projekt Red. Un team giovane, ma solo “anagraficamente”, poiché dietro ci sono veterani del settore che sanno perfettamente come deve essere costruito un “GdR occidentale”, uno di quelli vecchio stampo che ci piacciono assai.
Ebbene sì, The Blood of Dawnwalker è un GdR d’azione davvero incantevole, che ti fa un po’ sorvolare sui problemi tecnici che si porta dietro grazie a una struttura narrativa forte, immersiva, stimolante e “vampiresca”. Termine esatto quando ci si riferisce a questo videogioco, anche se (come vedremo) la sua identità trova terreno fertile nella duale natura del protagonista, un ragazzo che di giorno è umano e di notte diventa un “succhiasangue” a tutti gli effetti.
Ci siamo presi un po’ di tempo per esaminare The Blood of Dawnwalker in (quasi) tutti i suoi aspetti, un periodo che ci ha fatto capire che nel nostro settore esiste ancora la buona volontà nel creare esperienze realmente evocative, che mettono il giocatore dinnanzi a delle scelte morali non facili e che vanno a modificare un po’ il “percorso del destino”. In altre parole, in base a ogni singola decisione che prenderemo o azione che compiremo, si andrà inevitabilmente incontro a finali differenti.

Qualcuno potrebbe dire: beh, ma anche altre produzioni offrono svariati finali! Tutto giusto, ma il modo in cui si vive il videogioco di Rebel Wolves è parecchio differente, grazie ad alcuni guizzi ludici che ci hanno spiazzato e disorientato (nel senso buono del termine).
Prima di partire, bisogna ribadire un concetto: The Blood of Dawnwalker è un signor GdR e su questo non si può dire nulla.
Informazioni sul gioco
Data d’uscita: 03/09/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series X|S, PC
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Rebel Wolves
Publisher: Bandai Namco Entertainment
La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Bandai Namco e Rebel Wolves che ringraziamo per il supporto.

Fino a che punto ci si spinge per la propria famiglia?
Siamo in Europa, nel 14° secolo, un’era segnata da diversi conflitti bellici e da una delle più devastanti pandemie che la storia umana ricordi: la Peste nera. La popolazione è indebolita, impoverita e con ferite profonde, un momento assai appetibile per vedere emergere dalle ombre i famigerati vampiri che altro non vogliono che reclamare quello che per secoli gli è stato negato: totale libertà e il grande potere che ne deriva.
Il mito incontra dunque la realtà, e il villaggio di Coen si trova ad affrontare un problema più gravoso della peste stessa, in cui questi famigerati vrakhir dettano legge in un mondo in cui nessuno può sentirsi realmente libero. Eppure, nei panni del nostro pacato protagonista, diventeremo qualcosa di anomalo, quell’incognita che farà andare in confusione i nostri antagonisti, ovvero un Vesperale: individuo capace di camminare in eterno sul confine tra il mondo del giorno e il regno della notte.
Senza farvi spoiler sulla trama (anche perché ci odiereste per questo), sappiate che Coen diventerà vampiro solo di notte (come giusto che sia), sfrutterà dei poteri paranormali e si nutrirà del sangue nemico per ripristinare la sua linfa vitale. Di giorno, insomma, è umano a tutti gli effetti: potrà brandire spade e papparsi anche delle pietanze per saziare il suo appetito. Come dicevamo, questo aspetto duale rende le vicende parecchio interessanti e instaurerà nel giocatore diversi dilemmi morali che decideranno il destino di Coen e della sua famiglia.



E a proposito di famiglia, avremo un limite stretto di 30 giorni (di gioco) per completare la quest principale di The Blood of Dawnwalker, ovvero salvarla dalla corte di Brencil e dai suoi vassalli vrakhiri. Una caratteristica peculiare che potrebbe far scoraggiare qualche giocatore così di primo acchito: ma, non preoccupatevi, il mancato completamento della missione principale non comporta un game over. Il limite temporale comporta dei cambiamenti permanenti alle vicende, indirizzandoci verso un finale in cui già potete immaginare cosa sia successo. Ma il bello è che il mondo di gioco si adatta a questo fallimento, spingendoci verso epiloghi completamente diversi e probabilmente inaspettati.
Questa caratteristica che in prima battuta sembra limitare il giocatore, in realtà è assolutamente geniale: gli sviluppatori ci esercitano una certa “pressione temporale” senza tuttavia limitare l’esplorazione. Anche perché il tempo qui è inteso come una valuta e non un “timer che ticchetta”, così come ha spiegato Rebel Wolves in diverse occasioni. In poche parole, ogni azione andrà esaminata nel dettaglio: bisognerà capire quali missioni accettare, se aiutare quel viandante preso di mira da loschi figuri oppure se abbattere quel mostro che sta disturbando gli abitanti nelle vicinanze.
Quasi ogni incarico e ogni missione ha un costo (rappresentato da delle clessidre) che faranno inevitabilmente diminuire i giorni a disposizione per salvare la famiglia. E come se non bastasse, anche studiare sui libri per apprendere nuove abilità farà scadere una porzione di tempo, persino preparare un tè come semplice atto di cortesia. Insomma, se in un primo momento il giocatore potrebbe avvertire una certa ansia, in un secondo lo scegliere cosa fare gli farà rendere conto di come il mondo sia vivo, realistico e non un luogo in cui dover per forza di cose completare ogni singolo indicatore su mappa: potrebbe farlo, ma forse la famiglia non ne resterà molto contenta.

Ciascuno dei trenta giorni e delle trenta notti presenta 8 tacche temporali e, come avrete capito, completare gli obiettivi ne consumerà una (a volte anche di più). Tuttavia, ci saranno momenti in cui potremo gironzolare tranquillamente per tutta la mappa (più contenuta rispetto a The Witcher 3, per fortuna) e sbloccare i punti panoramici che ci daranno una visione globale di quello che ci aspetta (un po’ sulla falsariga di Assassin’s Creed). Ovviamente, come giusto che sia, le scalate potranno avvenire solo di notte dato che i poteri da vampiro ce lo consentiranno.
Ogni decisione comporta delle conseguenze
A Vale Sangora nulla passa inosservato e anche annunciare più volte il nostro nome potrebbe metterci nei guai (pensateci bene quando è il momento adatto per presentarvi). Essere un vampiro non è facile e qualora non rigassimo dritto e decidessimo di nutrirci anche di poveri cittadini, il livello di corruzione aumenterà a dismisura portando conseguenze ai nostri rapporti sociali. Nutrirsi di mercanti, ad esempio, può comportare la chiusura definitiva di quell’attività (e potremo dire addio ai dindini o a nuovi prodotti) e se non terremo sotto controllo “la fame di sangue”, Coen diventerà più aggressivo facendo scatenare qualcosa di irreparabile. Insomma, Rebel Wolves ha creato un GdR davvero incredibile dal punto di vista delle possibilità, tanto da lasciarci a bocca aperta in più di un’occasione.
Per quanto riguarda l’impianto ludico in relazione al mondo di gioco, beh, l’esperienza maturata con The Witcher 3 si sente tutta. Coen potrà girare in lungo e in largo, raccogliere piante, indossare nuove armature, parlare con i mercanti e intraprendere delle conversazioni articolate e ben scritte, ma soprattutto ben collegate con loro.

Allora è tutto perfetto? Beh, sarebbe impossibile. The Blood of Dawnwalker non è esente da problemi tecnici: per certi versi è parecchio acerbo rispetto alle produzioni più moderne, senza contare le tante compenetrazioni, momenti in cui gli spostamenti risultano legnosi e cali di frame rate durante le transizioni. Nonostante tutto, il sistema di combattimento l’abbiamo trovato ingegnoso, tattico e difficile al punto giusto.
Non lasciatevi ingannare: se avete giocato The Witcher 3 al livello di difficoltà “marcia della morte”, allora dovreste riguardare le vostre priorità in questa produzione. The Blood of Dawnwalker è un gioco parecchio ostico da padroneggiare agli inizi e gli sviluppatori stessi invitano a iniziare l’avventura a difficoltà equilibrata, così da apprendere le dinamiche del tempo, della corruzione e del parry.
Un sistema di combattimento di giorno e di notte
Se siete pratici di Action RPG allora non farete molta fatica a entrare nelle meccaniche di The Blood of Dawnwalker. Coen può scagliare fendenti, ma il tutto non avverrà in modo automatico, bisognerà decidere la direzione (alta, bassa, destra o sinistra). La scelta di quest’ultima rende il combattimento più strategico e stratificato, dandoci la possibilità di colpire nei punti in cui l’avversario è maggiormente scoperto e arrecare un danno migliore. Ovviamente potremo anche optare per l’Omniattacco, in cui la direzione verrà decisa in modo casuale.
La stessa funzione si applica nella fase difensiva, parando gli attacchi nelle quattro direzioni. In questo caso l’indicatore del cattivone di turno si illuminerà e noi potremo bloccare in scioltezza: riuscire a farlo al momento giusto attiverà un blocco perfetto che lascerà l’avversario vulnerabile agli attacchi. Oltre ad attaccare e parare, si può ovviamente schivare: eseguirlo al momento giusto non ci consumerà la resistenza.

Le fasi offensive e difensive, così come gli spostamenti nel mondo di gioco o le arrampicate, consumano la già citata resistenza: tenere sotto controllo questo indicatore è fondamentale, altrimenti Coen si stancherà troppo e sarà vulnerabile ai vari attacchi. Certo, agli inizi collezionerete qualche Game Over, ma dopo un po’ di respawn sarete forgiati e pronti a entrare in tutte le meccaniche che The Blood of Dawnwalker ha da offrire.
Tramite lo Skill Tree si ha poi l’accesso a nuove abilità che consentono di eseguire attacchi speciali, come lanciare della sabbia negli occhi dell’avversario oppure sfruttare i poteri da “stregone” (che ci verranno insegnati durante le prime battute di gioco). Anche qui, scegliete bene i vari upgrade, perché vi costeranno dei punti tempo che non potrete recuperare.
The Blood of Dawnwalker si articola dunque in due fasi della giornata: il giorno, in cui Coen è un umano a tutti gli effetti e può utilizzare la cosiddetta “magia” che gli consentirà anche di correre più velocemente, e la notte, in cui verranno fuori le abilità da vampiro. E muoversi di notte è oltremodo soddisfacente grazie a tutte le innumerevoli possibilità, inclusa la Traslazione Dimensionale per arrampicarsi su muri e soffitti (un po’ come Spider-Man). Ricordatevi però che accettare la vostra nuova natura comporta delle conseguenze inevitabili (e svariati finali).

Il comparto tecnico non è sempre perfetto
Lo abbiamo già detto: The Blood of Dawnwalker è ancora un po’ “acre” come Action GdR e presenta diversi problemi su hardware più datati, come PlayStation 5. Come per Onimusha: The Way of the Sword, abbiamo deciso anche in questo caso di giocare su PS5 standard per capire a tutti gli effetti se il gioco fosse godibile oppure no.
Diciamo che l’esperienza non è male, ma sono evidenti i cali di frame rate e momenti in cui il gioco soffre terribilmente sul profilo prestazionale (anche in modalità prestazioni). Per noi è doveroso constatare i problemi, ma è anche vero che il titolo risulta così ricco, così ben pensato che a volte quasi ci siamo dimenticati delle difficoltà tecniche. Capire cosa fare, scegliere una missione invece di un’altra ed esplorare ogni anfratto, ci ha fatto passare decine e decine di ore senza che nemmeno ce ne accorgessimo. È estremamente difficile non parlarvi di alcuni elementi di gioco che abbiamo trovato geniali: non lo facciamo per non rovinarvi l’esperienza.
Lasciateci infine spendere due parole dal punto di vista del doppiaggio, completamente in italiano e di grandissimo livello. La scelta delle voci è azzeccatissima con tanti professionisti del settore, come Gabriele Donolato per Coen e Mario Scarabelli per Brencil. Stesso discorso per Ambrus (Gianandrea Muià) e Anca (Gea Riva), così come il resto del cast scelto dallo studio di doppiaggio Seamonkeys. Non lo nascondiamo, siamo fan del doppiaggio nel nostro idioma.
The Blood of Dawnwalker è disponibile per PS5, Xbox Series X|S e PC.
The Blood of Dawnwalker
Concludendo
La prima opera di Rebel Wolves ci è piaciuta, assai, e ci insegna come dovrebbero essere confezionati i giochi di ruolo. Il fattore tempo, che da un primo momento sembra un limite, si rivela l’aspetto che più ci ha colpito di questa produzione: scegliere attentamente come muoversi, cosa fare e non fare ha messo in discussione la nostra moralità. Qualcuno potrebbe restarne deluso per un fattore di “completismo”, poiché non riuscirà a portare a termine in una sola run tutte le subquest, ma lasciateci dire che proprio questa opportunità ha reso le vicende ancora più coinvolgenti (e nessuno vieta di scoprirle in una nuova partita).
Certo, The Blood of Dawnwalker presenta svariati problemi tecnici su cui non si può soprassedere. Tuttavia, l’esplorazione, l’interazione con i personaggi (scritti decisamente bene) e le sfaccettature della narrazione, mettono in ombra questo aspetto su cui il giocatore riesce a passare su più facilmente rispetto ad altre produzioni. Crediamo altresì che Rebel Wolves abbia in cantiere ancora tante storie da raccontarci, il che potrebbe dare il via a una serie di un videogioco che abbiamo trovato oscuro, dai tratti macabri e con vampiri tutti d’un pezzo.
Se avete voglia di Action RPG belli e crudi come si facevano una volta, allora The Blood of Dawnwalker farà sicuramente al caso vostro.




