Non un remake fotorealistico ma pura anima arcade del 2002: Pipeworks ricostruisce un classico delle risse tra kaiju.
Credo di aver amato Godzilla fin da quando ho memoria. Il mio primissimo animale domestico fu una minuscola tartarughina d’acqua che decisi di battezzare solennemente Godzilla: avevo appena sei anni e, mentre i miei coetanei impazzivano per i classici cartoni della domenica mattina, io sognavo già titanici lucertoloni radioattivi pronti a radere al suolo Tokyo a suon di raggi atomici.
Ve lo confesso subito, senza filtri e con un briciolo di doverosa trasparenza: questa recensione arriva da un fan sfegatato dell’universo dei kaiju e delle creature nate in casa Toho, quindi sì, mettete pure in conto un gigantesco conflitto d’interessi interiore!
Messa da parte la nostalgia canaglia, l’occasione per tornare a calarsi nei panni del Re dei Mostri è di quelle ghiotte:parliamo infatti di Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered, approdato con passo pesante sullo schermo di Nintendo Switch 2.
L’opera originale vide la luce nell’ormai lontano 2002 sullo storico cubetto viola di Nintendo, quel mitico GameCube che ospitò alcune tra le risse poligonali più scanzonate e distruttive dei primi anni Duemila. A distanza di ben ventiquattro anni, il timone del progetto è tornato saldamente nelle mani dei ragazzi di Pipeworks Studio,impreziositi per l’occasione dal ritorno di diversi veterani del team di sviluppo originale. La notizia più esaltante, però, sta nell’approccio produttivo: anziché limitarsi a un banale e pigro compitino di ri-scalatura delle vecchie texture, Pipeworks ha preso il codice sorgente e ha letteralmente ricostruito l’intera impalcatura grafica e fisica da zero all’interno dell’Unreal Engine.



A quasi un quarto di secolo di distanza dal debutto, le zampate radioattive di Godzy e compagni avranno conservato la stessa irresistibile potenza devastatrice, o il peso del tempo comincia a farsi sentire anche sotto scaglie spesse decine di metri? Allacciate le cinture, evacuate la città e scopriamolo insieme nella nostra recensione!
Informazioni sul gioco
Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered
Data d’uscita: 02/11/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2
Versione recensita: Nintendo Switch 2
Sviluppatore: Pipeworks
Publisher: Atari
La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Pipeworks e Plan of Attack che ringraziamo per il supporto.

Sul fronte narrativo, diciamocelo con assoluta franchezza: Godzilla: Destroy All Monsters Melee non aveva la minima pretesa di concorrere all’Oscar per la miglior sceneggiatura nel 2002 e non tenta certo di farlo oggi. La trama è una splendida, spudorata e adorabile dichiarazione d’amore ai B-movie fantascientifici delle ere Showa e Heisei, dove il pretesto per scatenare una colossale rissa planetaria è tanto elementare quanto irresistibile.
Una bellicosa civiltà extraterrestre nota come i Vortaak, guidata dalla teatrale e spietata Regina Vorticia, invade i cieli terrestri a bordo di una minacciosa astronave madre con un solo obiettivo: la sottomissione incondizionata del nostro pianeta. Per piegare l’umanità senza sprecare risorse, gli invasori sfruttano un sofisticato dispositivo di controllo neurale per assoggettare la totalità dei mostri giganti confinati su Monster Island, scagliandoli come bestie da soma impazzite a polverizzare le principali metropoli del globo, riducendo in macerie grattacieli e quartieri interi da Tokyo a San Francisco, fino a Londra e Osaka.

Tutti i titani cadono istantaneamente sotto l’influsso psichico degli alieni… tutti tranne uno. Il kaiju selezionato dal giocatore – l’unico titano dotato di una volontà sufficientemente ferrea (o di una rabbia atomica abbastanza cieca) da respingere il raggio mentale – si ritrova così investito dell’ingrato ma goduriosissimo compito di farsi largo attraverso i cinque continenti a suon di zampate, codate e ruggiti. L’obiettivo è massacrare di botte i propri colleghi soggiogati per risvegliarli dal torpore, fermare la scia di devastazione e marciare a testa alta contro le difese orbitali dei Vortaak e le loro temibili armi biomeccaniche, Mechagodzilla in primis.
La trama è una splendida, spudorata e adorabile dichiarazione d’amore ai B-movie
Per muovere i primi passi nella modalità Avventura, optare per il classico e rassicurante Godzilla rappresenta senza dubbio la scelta più solida e bilanciata, perfetta per prendere le misure con i tempi e il peso dei colpi. Se però il vostro sogno è completare la galleria e mettere le mani sul maestoso roster al gran completo — che annovera leggende del calibro di King Ghidorah, Destoroyah, Gigan, Megalon e Rodan -, mettetevi l’animo in pace: dovrete rimboccarvi le maniche e portare a termine la scalata della campagna più e più volte con ogni singolo bestione sbloccato, accumulando i preziosi punti necessari a riscattare tutti i personaggi e le arene segrete dal negozio di gioco.

Come avrete intuito, il preambolo serve giusto a scaldare i motori: qui si viene principalmente per menare le mani, le code e qualsiasi appendice radioattiva a nostra disposizione.
Il cuore pulsante dell’esperienza si consuma all’interno di otto scenari metropolitani, teatri di guerra urbana pronti a trasformarsi in spettacolari cumuli di macerie sotto i passi pesanti dei nostri colossi. L’interazione con l’ambiente circostante regala momenti di pura goduria catartica: camminare dritti attraverso un isolato significa veder crollare palazzine, piegare tralicci dell’alta tensione, abbattere piloni e trasformare grattacieli in rottami con una facilità disarmante.
I comandi rimangono volutamente immediati e accessibili, fedeli alla loro nobile matrice arcade: tre tipologie d’attacco basilari, un tasto per la parata, prese ravvicinate per scaraventare il rivale sui quartieri residenziali e gli immancabili raggi energetici a lunga gittata, con il devastante Atomic Breath di Godzilla a guidare la carovana.
Qui si viene principalmente per menare le mani, le code e qualsiasi appendice radioattiva a nostra disposizione
Il button mashing qui non solo funziona, ma premia senza troppi complimenti, e l’effetto è palesemente voluto per mantenere l’azione viscerale e priva di inutili complicazioni da picchiaduro tecnico. I palazzi se ne vanno giù sereni, polverizzati con una fisica forse un po’ semplicistica e retrò – che ricorda da vicino i set coi modellini di cartapesta dei classici film tokusatsu -, ma perfettamente coerente con l’anima scanzonata della produzione.

Il divertimento decolla davvero non appena si riesce a riscattare l’intero roster, composto da 12 mostroni storici: chiunque abbia passato l’adolescenza a litigare chiedendosi se fosse più forte King Ghidorah o Mechagodzilla, Rodan o Megalon, troverà finalmente pane per i suoi denti, specialmente nel classico multigiocatore locale che trasforma ogni scontro sul divano in una festa di botte e risate.
A rimpolpare il pacchetto troviamo la spassosa modalità Distruzione – in cui il combattimento passa in secondo piano per fare spazio a una gara contro il tempo su chi demolisce più chilometri quadrati di città -, la tesissima Sopravvivenza a ondate progressive e l’immancabile modalità Allenamento per memorizzare le finestre di lancio dei colpi energetici.
Sul fronte puramente visivo e delle prestazioni, la decisione di Pipeworks Studio di ricostruire l’opera all’interno dell’Unreal Engine anziché limitarsi a una pigra conversione ripaga con gli interessi, valorizzando a dovere l’hardware di Nintendo Switch 2. Però è bene mettere subito le cose in chiaro per evitare facili fraintendimenti: non aspettatevi assolutamente un remake fotorealistico all’avanguardia o effetti speciali degni di una pellicola cinematografica odierna.
La scelta di Pipeworks Studio di ricostruire l’opera all’interno dell’Unreal Engine non punta a snaturare l’estetica originaria, bensì a offrire una resa moderna, pulita e fedelissima del comparto visivo del 2002. I modelli dei kaiju mantengono le loro proporzioni arcade storiche e la classica plasticità dei costumi di gomma giapponesi, valorizzati però da texture in alta definizione, una palette cromatica vivida e un sistema di illuminazione che esalta fiamme, raggi atomici e detriti.
Non aspettatevi assolutamente un remake fotorealistico
Su Nintendo Switch 2 il titolo brilla soprattutto per la granitica stabilità dell’azione: l’esperienza scorre fluida a sessanta fotogrammi al secondo senza tentennamenti, sia collegata alla TV sia impugnata in modalità portatile. Il motore grafico gestisce senza fiatare la caduta simultanea di interi isolati, le cannonate dell’esercito e i duelli ravvicinati, accompagnato da caricamenti fulminei che eliminano le vecchie attese del GameCube e mantengono il ritmo indiavolato.
Godzilla: Destroy All Monsters Melee è disponibile su PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2.
Godzilla: Destroy All Monsters Melee
Concludendo
A conti fatti, Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered centra in pieno il proprio obiettivo: non stravolgere una formula arcade che funzionava alla perfezione ventiquattro anni fa, ma ripulirla e confezionarla con il dovuto rispetto per una nuova generazione di videogiocatori e per gli inguaribili nostalgici del GameCube.
L’operazione compiuta da Pipeworks Studio non punta a stupire con virtuosismi grafici fotorealistici o ambizioni da tripla A moderna, presentandosi piuttosto come un affettuoso e fedele tributo visivo all’estetica del 2002, valorizzato da una risoluzione nitida, colori vibranti e una fluidita granitica a sessanta fotogrammi al secondo che non mostra il fianco a incertezze su Nintendo Switch 2.
La semplicità dei comandi e una certa tendenza al button mashing non ne intaccano la pura carica catartica: scagliare un rivale contro un grattacielo, caricare il raggio atomico al millisecondo e sbloccare l’intero pantheon dei dodici mostri leggendari regala ore di spensieratezza assoluta, dando il meglio di se nel multigiocatore locale sul divano tra risate e macerie. Un ritorno ruvido e orgogliosamente d’altri tempi che fara la gioia degli appassionati di kaiju e di chiunque cerchi un brawler urbano senza troppi pensieri.




