Il “Dad Simulator” di Capcom che riscrive le regole dello spazio
La prima volta che ho posato gli occhi su Pragmata è stato ormai diversi anni fa, subito dopo quel primo, folle annuncio che sembrava uscito da un sogno febbrile di fantascienza d’autore. Mi colpì istantaneamente. Sarà che ho sempre nutrito una passione smodata per le ambientazioni spaziali capaci di restare “grounded”, ancorate a una tecnologia tangibile e sporca, ma Pragmata aveva quel quid che mi aveva già fatto inarcare più di un sopracciglio per la curiosità. Prima di addentrarci nei dettagli, va riconosciuto a Capcom un coraggio non indifferente: in un’epoca dominata dalla sicurezza matematica di remake e reboot di vecchie glorie degli anni ’90, puntare tutto su una nuova proprietà intellettuale così ambiziosa è una mossa che merita un plauso a prescindere.
In questa epopea lunare vestiamo i panni di Hugh, un “System Auditor” del team di spedizione inviato a indagare su una stazione di ricerca sulla Luna dopo che ogni contatto radio è stato misteriosamente interrotto. Tra i corridoi deserti e le strutture desolate, Hugh non troverà solo risposte, ma la piccola D-I-0336-7, a cui darà il nome di Diana. Diana non è una bambina qualunque: è una PRAGMATA, un androide estremamente avanzato che ha l’aspetto e l’innocenza apparente di una bimba di sei anni.
È quasi inutile sottolineare quanto la dinamica tra i due attinga a piene mani dallo stereotipo narrativo del “Protettore e del Piccolo”, un archetipo immortale che abbiamo ammirato in capisaldi come Lone Wolf & Cub, ma che ha trovato nuova linfa vitale in opere moderne come The Witcher (con Geralt e Ciri), The Last of Us o The Mandalorian. Tuttavia, quello che è stato scherzosamente ribattezzato il filone dei “Dad Simulator” sta finalmente raggiungendo una piena maturità ludica e narrativa. Pragmata non si limita a seguire la scia, ma sembra voler diventare l’esponente più raffinato e profondo di questo genere, fondendo l’azione viscerale tipica della casa di Osaka con un cuore pulsante di umanità sintetica.
Hugh e Diana sono pronti a guidarci in un viaggio dove il confine tra uomo e macchina si fa sottile come polvere lunare. Scopriamolo insieme.
Informazioni sul gioco
PRAGMATA
Data d’uscita: 17 aprile 2026
Piattaforma: PC, Xbox Series X | S, PS5, Nintendo Switch 2
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom
La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Plaion che ringraziamo per il supporto.




Se l’introduzione ci aveva incuriosito, è scavando nella narrazione che Pragmata rivela la sua vera, magnetica natura. Il comparto narrativo non è solo un contorno, ma il vero fiore all’occhiello della produzione, capace di trasformare un’apparente missione di routine in un’avventura fantascientifica d’autore. Nei panni di Hugh, il senso di isolamento è quasi soffocante: dopo essere stati brutalmente separati dal resto della squadra, ci ritroviamo soli a vagare nelle viscere della “Culla”.
Il nome di questo immenso insediamento lunare è intriso di una macabra ironia: quello che doveva essere il luogo di nascita di una nuova era per l’umanità è diventato un sepolcro tecnologico silenzioso. La Culla nasceva con uno scopo ambizioso: studiare le fibre lunari e la Lunite, un materiale rivoluzionario capace di riscrivere le leggi della produzione industriale. Grazie alla Lunite, infatti, è possibile stampare in 3D praticamente qualsiasi oggetto, atomo dopo atomo, rendendo la stazione un miracolo di autosufficienza.
È scavando nella narrazione che Pragmata rivela la sua vera, magnetica natura
Dietro questo miracolo tecnologico si staglia però l’ombra ingombrante della Delphi Corporation. La corporazione non possiede solo lo stabilimento, ma sembra aver esteso i suoi tentacoli su ogni aspetto della missione. È impossibile non tracciare parallelismi con i giganti del cinema e del videogioco: la Delphi condivide lo stesso DNA eticamente ambiguo della Weyland-Yutani di Alien o della storica Umbrella Corporation di Resident Evil. Siamo davanti alla classica, intramontabile struttura della mega-corp che, nel tentativo di domare tecnologie pericolose e oltrepassare i limiti della scienza, finisce per innescare una catastrofe di proporzioni cosmiche.

L’elemento che però rende il world building di Pragmata davvero unico è il modo in cui la Delphi ha deciso di utilizzare la Lunite per contrastare la monotonia del paesaggio lunare. Per studiare le proprietà del materiale in diverse condizioni, lo stabilimento è stato diviso in una serie di biomi artificiali incredibilmente complessi. Hugh si troverà così a passare repentinamente dall’umidità opprimente di giungle lussureggianti alla fredda geometria di quartieri urbani che replicano fedelmente una New York spettrale e deserta.
È impossibile non tracciare parallelismi con i giganti del cinema e del videogioco
Questa dissonanza visiva, dove il cielo stellato della luna sovrasta i grattacieli della Grande Mela, crea un’atmosfera surreale e onirica che tiene il giocatore costantemente sulle spine. A sorvegliare ogni centimetro della Culla, come un Grande Fratello lunare dalle intenzioni tutt’altro che benevole, c’è IDUS. Questa intelligenza artificiale, tanto efficiente quanto sinistra, rappresenta il braccio armato della Delphi Corporation: è lei a gestire il deployment degli androidi, creature dalle forme inquietanti e dai movimenti innaturali che pattugliano l’insediamento per proteggerne i segreti più indicibili.
Il primo incontro tra Hugh e Diana funge da vero spartiacque narrativo. È proprio in quel momento che IDUS palesa la sua natura ostile, frapponendosi tra noi e la piccola “Pragmata”. L’obiettivo dell’IA è chiaro: impedirci a ogni costo di ripristinare i sistemi di comunicazione con la Terra e di spezzare l’isolamento della stazione. In questo contesto, la trama di Pragmata non si limita a funzionare, ma colpisce con una forza inaspettata per una nuova IP. Capcom è riuscita a costruire un intreccio solido, dove il mistero tecnologico fa da sfondo a quello che è il vero cuore pulsante del gioco: l’alchimia tra Hugh e Diana.

Vedere Hugh, un uomo temprato dal rigore militare e dalla solitudine dello spazio, interagire con Diana è una delle esperienze più tenere, genuine e sorprendentemente divertenti che possiate trovare quest’anno in un tripla A. Senza scivolare nel territorio degli spoiler, è chiaro che il gioco non ha paura di sfidare certi cliché filosofici — come il classico dilemma della macchina che finisce per dimostrarsi “più umana dell’umano” — ma lo fa con una delicatezza tale che è impossibile restare indifferenti. Il sorriso di Diana, contrapposto alla figura massiccia e protettiva di Hugh, giustifica da solo l’intero viaggio.
Ma non lasciatevi ingannare dalla dolcezza di certi momenti: Pragmata sa essere spietato, e questa dualità narrativa si riflette perfettamente nell’altra metà del cielo della produzione Capcom: il gameplay.
Se la trama getta le basi emotive, il gameplay di Pragmata è l’impalcatura tecnica che trasforma questa odissea lunare in un’esperienza totale. Ci troviamo di fronte a un third-person shooter atipico, che non si accontenta di farci premere il grilletto, ma fonde con estrema naturalezza sezioni esplorative e momenti da platformer acrobatico. La verticalità della “Culla” non è solo estetica: Hugh deve muoversi con agilità tra i relitti tecnologici della stazione, e il feeling del movimento restituisce quel peso e quella precisione a cui Capcom ci ha abituati con i suoi migliori titoli d’azione.

Il vero colpo di genio ludico risiede però nel costante connubio tra i due protagonisti. Diana non è un peso morto da proteggere in una snervante missione di scorta; al contrario, è il nostro moltiplicatore di potenza. Appollaiata sulla spalla di Hugh, Diana introduce la meccanica dell’hacking in tempo reale, che trasforma ogni scontro in un piccolo puzzle tattico ad alta velocità.
Pragmata sa essere spietato
Premendo il tasto L2, l’azione non si ferma, ma rallenta quel tanto che basta per permetterci di puntare un’unità nemica e attivare un’interfaccia di hacking. Qui entra in gioco la nostra prontezza: dobbiamo inserire una sequenza di tasti rapida e precisa per violare i sistemi di IDUS. Un hacking perfetto non si limita a rendere il nemico vulnerabile, ma apre un ventaglio di possibilità strategiche incredibile, fra le quali, ad esempio, concatenazione del danno (colpire un nemico hackerato trasmette l’energia cinetica a tutte le unità vicine), fuoco amico (possiamo costringere gli androidi di IDUS a rivoltarsi contro i propri simili, creando il caos nelle linee nemiche) e controllo della folla (moduli di paralisi temporanea permettono di gestire orde che, altrimenti, ci sommergerebbero in pochi secondi).
A supportare questa profondità tattica c’è un arsenale solido e personalizzabile. Hugh può portare con sé quattro armi contemporaneamente, selezionabili rapidamente per adattarsi al tipo di bioma o di minaccia che stiamo affrontando. La vera bellezza del sistema emerge quando si riesce a creare il “flow”: indebolire un pesante droide corazzato con l’hacking di Diana, finirlo con un colpo critico mentre proiettiamo il danno sugli altri androidi per indebolire i bersagli minori.

Sulla carta, gestire contemporaneamente il posizionamento di Hugh, la mira e le sequenze di hacking di Diana potrebbe sembrare inutilmente complicato o caotico. Tuttavia, pad alla mano, la risposta dei comandi è talmente fluida che tutto diventa istintivo nel giro di pochi minuti. È una danza appagante e frenetica che premia la coordinazione e la strategia, rendendo ogni vittoria contro le macchine di IDUS un piccolo trionfo di coordinazione tra uomo e androide.
L’arsenale a disposizione di Hugh non punta sulla quantità smisurata, ma sulla versatilità e sulla specializzazione tattica, offrendo strumenti che possono essere sbloccati e potenziati man mano che i segreti della Delphi Corporation vengono a galla. Le armi sono sapientemente divise in quattro categorie che il giocatore deve imparare a giostrare con intelligenza: si parte dalle primarie, come l’affidabile pistola d’ordinanza, per passare a strumenti ad alto danno come i fucili a pompa o quelli a perforazione, ideali per abbattere le corazze più spesse. A queste si aggiungono le armi tattiche, capaci di generare sfere di stasi o scariche folgoranti per rallentare l’avanzata nemica, e infine quelle difensive, dove spiccano gli oloproiettori in grado di creare esche identiche a Hugh per deviare l’attenzione dei droni assassini.
Alternare queste opzioni rende ogni scontro un’esperienza dinamica, specialmente perché IDUS non lesina sulla varietà dei nemici, schierando dai semplici androidi di pattuglia fino a colossi meccanici che sembrano usciti da un incubo sci-fi degli anni ottanta, pronti a terminarci senza la minima esitazione.

Tuttavia, Pragmata non vive di solo shooting, poiché l’esplorazione della silenziosa e spettrale “Culla” rappresenta una parte fondamentale dell’esperienza. Vagare per i biomi artificiali permette di scovare collezionabili e le preziose monete “Cabin”, una valuta speciale che prende il nome dal robottino che gestisce il nostro hub centrale: il Rifugio. Questo luogo sicuro è una vera e propria oasi di pace raggiungibile attraverso le fermate della metropolitana sbloccabili lungo la mappa, che fungono da collegamento alla nostra Safe Room. Tornare al Rifugio è una scelta strategica che va ponderata con estrema attenzione: se da un lato permette di ripristinare completamente i punti vita e le scorte di fiale mediche, dall’altro provoca il respawn di tutti i nemici abbattuti nell’area, resettando di fatto il progresso tattico sul campo.
Il gameplay di Pragmata è l’impalcatura tecnica che trasforma questa odissea lunare in un’esperienza totale
Una volta al sicuro tra le mura del Rifugio, l’anima da “Dad Simulator” del gioco esplode in tutta la sua dolcezza. Qui è possibile utilizzare le stampanti 3D per creare oggetti destinati a Diana, come giocattoli, televisori o persino uno scivolo per vederla giocare, dando vita a siparietti toccanti come le battaglie con le pistole d’acqua che stemperano la tensione della missione. Oltre a queste interazioni, il Rifugio è il luogo dove potenziare la tuta di Hugh, migliorare le skill e personalizzare l’estetica di entrambi i protagonisti. Non manca poi una sezione dedicata all’allenamento virtuale, che con un piacevole retrogusto ispirato alle VR Missions di Metal Gear Solid permette di testare le proprie capacità e ottenere potenziamenti cruciali per la sopravvivenza. In questo spazio protetto, le monete Cabin diventano essenziali per sbloccare skin e upgrade, trasformando ogni risorsa recuperata sulla Luna in un passo avanti.

Dal punto di vista tecnico, testare Pragmata su PS5 Pro è stata un’esperienza esaltante, grazie soprattutto all’implementazione del PSSR2. Questa tecnologia di upscaling permette al titolo di Capcom di girare con una fluidità granitica senza sacrificare la complessità visiva, regalando colpi d’occhio spettacolari sulle superfici riflettenti e sulle texture della Lunite. Va dato atto a Capcom di aver consegnato un prodotto estremamente pulito e privo di sbavature tecniche evidenti, un traguardo non scontato per una nuova IP di questa portata. Se proprio volessimo trovare il pelo nell’uovo, si avverte una certa staticità negli scenari dovuta a un’interazione ambientale ridotta all’osso, ma si tratta di un dettaglio che non scalfisce minimamente la solidità di questa piccola perla.
L’immersione è totale anche grazie a una colonna sonora magistrale, curata dal Capcom Sound Team sotto la guida di Yasumasa Kitagawa: le tracce sanno essere “chill” e rarefatte durante l’esplorazione silenziosa della Culla, per poi esplodere in beat industrial e techno nelle sequenze più concitate. Un plauso speciale va infine all’ottimo doppiaggio italiano: la voce di Ruggero Andreozzi restituisce perfettamente il carattere ruvido ma protettivo di Hugh, mentre Camilla Villani riesce a infondere a Diana quella tenerezza e innocenza che sono il vero motore emotivo del gioco.
Pragmata
Concludendo
In conclusione, Pragmata è la conferma che Capcom è ancora capace di rischiare e, soprattutto, di vincere su terreni inesplorati. È un titolo che sa far convivere l’adrenalina di un frenetico shooter in terza persona con la dolcezza di un legame quasi paterno, il tutto avvolto in un’estetica sci-fi magnetica e d’autore. Nonostante qualche piccolo limite nella distruttibilità degli ambienti, l’avventura di Hugh e Diana resta un’esperienza imprescindibile per chiunque cerchi una storia con un cuore pulsante e un gameplay che non smette mai di divertire. La lunga attesa è stata ampiamente ripagata: la “Culla” lunare è un posto pericoloso, ma è un viaggio che ogni giocatore o giocatrice dovrebbe intraprendere. Capcom ha centrato il bersaglio, regalandoci quella che è, a tutti gli effetti, una delle nuove proprietà intellettuali più interessanti degli ultimi anni.

