The Day I Became A Bird, la recensione: una storia toccante ma breve

The Day I Became A Bird, la recensione: una storia toccante ma breve

Una storia di un fanciullo che diventerà un passerotto per conquistare il cuore della sua amata.

The Day I Became A Bird è una di quelle storie di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, un libro illustrato che ha debuttato circa 10 anni fa ed è arrivato da noi con il nome “Il giorno che sono diventato un passerotto” nel 2021. Del resto, si tratta di un libro per bambini, indirizzato dunque a una fascia molto giovane (dai 5 anni in su) e composto da 40 pagine illustrate. L’autrice, Ingrid Chabbert, ha redatto una storia davvero carina, il primo amore di un bambino e la scoperta di quelle emozioni che pervadono il cuore delle età più giovani (e che ognuno di noi, probabilmente, ha vissuto).

E quando ci è stato proposto per una recensione, ho pensato: questo titolo ha un comparto artistico davvero interessante, uno stile che potrebbe essere vincente come formula videoludica. E in un certo senso, la storia raccontata in quest’avventura narrativa è soave, deliziosa e dai tratti emozionanti nella sua semplicità ma, ahimè, fin troppo breve nella sua stesura.

E probabilmente per un libro illustrato questa formula può essere vincente, ma per un videogioco, seppur indirizzato a un pubblico molto giovane, potrebbe risultare fin troppo riduttivo. Infatti, la durata complessiva di The Day I Became A Bird è di circa un’ora completandolo al 100%, non molto anche per una produzione che vuole puntare quasi esclusivamente sul fattore narrativo ed emozionale. Bisogna però specificare che il comparto artistico è notevole: il lavoro di Hyper Luminal Games mette in risalto le magnifiche illustrazioni di Raúl Nieto Guridi in scenari disegnati a mano.

The Day I Became A Bird non spicca particolarmente nella formula videoludica, considerando anche i pochissimi escamotage ludici che mette in piedi. E nemmeno il prezzo di lancio è così invitante (14,99 €), tuttavia riesce a emozionare nel modo giusto e a far riemergere un po’ di quella infanzia, di quel primo amore, che forse nemmeno ricordavamo di aver vissuto.

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Numskull Games e Renaissance PR che ringraziamo per il supporto.


Cosa non si fa per amore?

Si può diventare un passerotto? Un bambino è in grado di spiccare il volo? Decisamente sì. I fanciulli sono meravigliosi e in grado di stupirci con la loro proverbiale genialità mista a quel pizzico di fantasia che rende tutto il mondo ancora più colorato. E non è da meno il piccolo Frank, il protagonista di questa storia che, nel primissimo giorno di scuola, perde letteralmente la testa per Sylvia. Questa bambina però, sembra non notare per nulla questo comune bambino, poiché il suo amore più grande è quello per i vari uccellini di cui si prende cura in ogni momento, disegnandoli anche sul suo quaderno da disegno.

Allora, che alternative aveva Frank? Quello di diventare un amabile passerotto, così da attirare le attenzioni della sua amata. Una storia dolce ed emozionante che ci fa capire il valore dell’amore, quello più puro, più innocente, e che è in grado di cambiare radicalmente la vita di ogni persona. Non a caso Frank, dal momento in cui va a scuola e incrocia lo sguardo di Sylvia, non riesce più a dedicarsi alle sue attività preferite, come giocare a campana o palleggiare un pallone.

L’amore cambia, e lo scopriremo vivendo la sua piccola epopea dal momento esatto in cui uscirà di casa per andare a scuola, e sarà anche chiamato a dedicarsi a delle attività collaterali. The Day I Became A Bird è un’avventura grafica in cui potremo interagire con alcuni elementi dello scenario completando dei puzzle fin troppo semplici e adatti a un pubblico giovane.


Una storia breve e un gameplay fin troppo semplicistico

The Day I Became A Bird è strutturato in 4 giorni ben distinti, in cui dovremo compiere alcune semplici attività: giocare a campana, accarezzare il nostro amato cagnolino, ballare a ritmo di musica e raccogliere tutti quei materiali che ci consentiranno di diventare un uccellino con i fiocchi. In ogni scenario, poi, potremo anche collezionare delle piume che ci permetteranno di completare il gioco al 100%. Tuttavia, gli sviluppatori non hanno pensato a nessun tipo di premio per il giocatore, quindi questa attività risulta abbastanza monotona e inserita solo come “pretesto” per girare in lungo in largo nelle varie location.

Dopo la fine di quasi ogni livello, entra in gioco il lato più ludico, quello in cui dovremo posizionare nel modo corretto dei tasselli per completare un’illustrazione, ovvero nuovi momenti di vita di Frank e Sylvia. Per il resto, il gameplay è caratterizzato da momenti in cui raccogliere degli anelli in sella alla bicicletta ad altri in cui bisognerà assemblare il costume di cartone.

Il tutto sembra essere stato confezionato per dare una connotazione ludica a quest’opera ma, a conti fatti, mi è sembrato tutto così monotono e semplicistico nella sua forma. Anche se la storia è breve, il mondo di gioco poteva essere reso più vivo, più vibrante e con alcune illuminazioni ludiche che permettessero di conoscere meglio i vari protagonisti della storia.

Diciamocelo con franchezza: il videogioco ha un’abilità enorme, ovvero riuscire a dare vita a tutto ciò che è inanimato. E farlo nel modo giusto, talvolta, permette di scendere ancora più in profondità rispetto all’opera originale. In The Day I Became A Bird, invece, ho avuto la sensazione che si volesse solo raccontare, nel medium videoludico, la storia illustrata dall’autrice originale per farla arrivare a un pubblico più vasto. E lo apprezzo, davvero, e infatti questo gioco sarà in grado di emozionarvi e farvi riscoprire il fanciullo interiore. Ma non vi nascondo che, quando sono arrivato ai titoli di coda, ne avrei voluto sicuramente di più e questo è un vero peccato.

Sul fronte artistico e sonoro, che dire, è stato fatto davvero un bel lavoro: i colori appaiono così vividi che portano in risalto anche la stupenda arte dell’illustratore del libro, ovvero Raúl Guridi Nieto. Il mondo è completamente disegnato a mano e ho apprezzato anche quei componenti degli scenari realizzati in modo, passatemi il termine, “stilizzati”. Un plauso poi al comparto sonoro che accompagna le vicende in modo convincente, segno di come ci si sia concentrati maggiormente sul fattore emotivo del giocatore… e questo è un grande pregio.

Abbiamo giocato questa toccante avventura su Nintendo Switch quasi completamente in portabilità. Il risultato è stato dei migliori, a parte qualche texture che per forza di cose (e per la natura dell’hardware) risultava leggermente più “sfocata” rispetto le controparti PS5 e PC.

Il videogioco di “Il giorno che sono diventato un passerotto” è un’avventura troppo breve e con pochi spunti ludici degni di nota, tuttavia fa riflettere e riporta alla mente tutti quei desideri e quei primi amori che ognuno di noi ha vissuto. Cosa ci fa fare l’amore? Ci rende goffi e ci fa diventare anche dei pennuti, come il nostro Frank. Gli altri possono ridere di noi? Può darsi, ma questo sentimento non si può descrivere con delle semplici parole.


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