Reigns: The Witcher – Il Witcher è morto, lunga vita al Witcher

Reigns: The Witcher – Il Witcher è morto, lunga vita al Witcher

Quando il destino si decide con uno swipe

Mai mi sarei aspettato di mettere le mani su una versione di Reigns capace di declinare con tale naturalezza le brutali e intricate avventure di Geralt di Rivia. Eppure, ancora una volta, i ragazzi di Nerial sembrano aver trovato la chiave di volta per comunicare con il proprio pubblico, dimostrando che il loro iconico gameplay “ridotto all’essenziale” ha ancora molto da dire.

Se il format originale era riuscito a conquistare il cuore di milioni di giocatori grazie a una sintesi estrema, l’incontro con l’universo letterario di Andrzej Sapkowski segna, a mio modesto parere, un netto passo in avanti per la serie.


Reigns: The Witcher
Data d’uscita: 25 febbraio 2026
Piattaforma: iOS, Steam
Versione recensita: PC Steam
Sviluppatore: Nerial
Publisher: Devolver Digital

La recensione è stata realizzata grazie al gentile supporto di Devolver Digital

Reigns The Witcher

L’ironia tagliente tipica di Reigns si sposa infatti magistralmente con la cornice narrativa scelta: questa volta non siamo direttamente “nella storia”, ma nei fumosi racconti di Dandelion (il nostro caro Ranuncolo per i lettori dei libri), intento a intrattenere il pubblico con le imprese — spesso esagerate o palesemente inventate — del Lupo Bianco. Vestiamo i panni del bardo rubacuori mentre rielabora il mito dello strigo, calando Geralt in una serie di avventure tanto divertenti quanto improbabili.

Un netto passo in avanti per la serie.

l cuore del gioco resta fedele alle origini: uno swipe a destra o a sinistra per prendere decisioni che dovrebbero cambiare la vita di Geralt, cercando di bilanciare il favore delle varie fazioni o semplicemente scegliere di che morte morire. Tuttavia, tra una ballata e l’altra, il gioco introduce nuove sfumature come il sistema delle “Ispirazioni” e dinamici minigiochi di combattimento ritmici che rendono ogni partita più stratificata rispetto ai capitoli precedenti.

Il risultato? Un ciclo continuo di storie dove, tra una decisione morale grigia e l’altra, la morte del nostro Witcher è spesso dietro l’angolo, pronta a diventare il prossimo capitolo di una canzone leggendaria.

Chiaramente, grafica e gameplay restano fedeli alla linea della serie: siamo di fronte a un’esperienza estremamente minimale, un’avventura testuale moderna che portiamo avanti a suon di swipe e scelte polarizzanti.

Vestiamo i panni del bardo rubacuori mentre rielabora il mito dello strigo

Ma come funziona Reigns per chi non ha mai preso in mano un titolo di Nerial? Sostanzialmente, avremo a disposizione un mazzo di carte narrative, ognuna delle quali presenta un dilemma o una situazione da risolvere. Facendo scorrere la carta a destra o a sinistra, imboccheremo una direzione precisa per la trama, decidendo il destino di relazioni, alleanze politiche e rapporti di forza tra gli stati del Continente.

Sopra la carta centrale campeggiano quattro icone fondamentali che rappresentano il livello di favore (o sfavore) di diverse fazioni: gli umani, i non-umani, i maghi e, infine, un indicatore dedicato alla caccia e alla reputazione di Geralt come Witcher. Per chi arriva dalle precedenti iterazioni della serie, l’impatto iniziale potrebbe risultare quasi “spaesante”. Invece di impersonare un monarca che deve bilanciare indicatori gestionali classici come Chiesa o Tesoro, qui vestiamo i panni di Geralt di Rivia e gli indicatori riflettono i delicati rapporti sociali con le varie “classi” di NPC.

Ogni carta fatta scorrere aumenta o diminuisce questi valori; il trucco sta nel non far mai svuotare o riempire completamente una barra, pena una fine prematura. Tuttavia, Reigns: The Witcher introduce una stratificazione maggiore: le decisioni non influenzano solo le icone in alto, ma possono attivare specifiche “questline” legate a personaggi iconici come Yennefer o Triss, che offrono obiettivi a lungo termine chiamati “Ispirazioni”. Dovremo quindi basarci su intuito, memoria e un pizzico di fortuna per navigare in questo mare di ambiguità morale… o semplicemente accettare l’inevitabile e ricominciare dopo una morte bizzarra raccontata dall’ironica voce di Ranuncolo.

Un’avventura testuale moderna che portiamo avanti a suon di swipe

Il ciclo vitale di Reigns: The Witcher abbraccia pienamente la sua natura roguelite: saremo spinti, quasi magneticamente, a concatenare una run dopo l’altra. Questo continuo “riprovare” non è un semplice esercizio di stile, ma l’unico modo per sbloccare nuove carte narrative, incontrare NPC iconici rimasti nell’ombra e dipanare trame sempre più intricate. Ogni tentativo è scandito da tre carte obiettivo, veri e propri pilastri narrativi che fungono da bussola per il giocatore; riuscire a soddisfarle significa dare coerenza al racconto di Ranuncolo e progredire concretamente nella meta-struttura del gioco.

Tra una scelta politica e un intrigo amoroso, Nerial ha inserito una variazione sul tema molto gradita: dei minigiochi in stile rhythm game. Quando Geralt si trova faccia a faccia con drowner, spettri o altre mostruosità della lore di Sapkowski, il gameplay muta, chiedendoci di colpire a tempo per abbattere la minaccia. È un modo intelligente per spezzare il ritmo degli swipe e dare un senso fisico alla pericolosità del Continente. Più accumuleremo successi e fallimenti, più il nostro bardo preferito salirà di livello: un Dandelion più esperto diventa un narratore più ispirato, capace di sbloccare opzioni di dialogo inedite e situazioni sempre più assurde.

C’è però un grosso “ma” che potrebbe frenare l’entusiasmo del pubblico nostrano. Nonostante l’eccellente lavoro di scrittura, il titolo è attualmente fruibile solo in lingua inglese. Per un gioco che fa della comprensione delle sfumature testuali il suo cuore pulsante, l’assenza di una localizzazione in italiano è un ostacolo non indifferente. Chi non mastica bene la lingua di Albione rischia di perdere i giochi di parole e la sottile ironia che rendono questa collaborazione così speciale. In attesa di una futura patch, Reigns: The Witcher resta un gioiellino dedicato a chi ha voglia di sfidare il destino… dizionario alla mano.


Reigns: The Witcher

recensione a cura di Amedeo Davit

Grafica
60%
Coinvolgimento
90%
Giocabilità
80%
Innovazione
70%

Concludendo

Reigns: The Witcher è un esperimento riuscito che dimostra come la forza di un’idea semplice possa rigenerarsi all’infinito se accostata alla giusta mitologia. Nerial non si è limitata a fare un “reskin” del gioco originale, ma ha saputo iniettare il cinismo, la magia e l’imprevedibilità del Continente in ogni singolo swipe.
Nonostante lo scoglio della lingua inglese, che purtroppo terrà lontano chi non ha dimestichezza con l’idioma, il titolo rimane un acquisto obbligato per i fan dello strigo che cercano un modo rapido, intelligente e spesso esilarante di vivere nuove storie apocrife. È un gioco di incastri, di morti assurde e di ballate esagerate, dove la verità conta meno di quanto Ranuncolo riesca a rendere eroica la vostra prossima fine. Se siete pronti a sfidare il destino un mazzo di carte alla volta, Geralt vi aspetta: assicuratevi solo di avere i riflessi pronti, sia per i mostri che per le corteggiatrici.

75%

Leave a Comment

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *