Resident Evil Requiem: la recensione del perfetto connubio tra terrore e adrenalina

Resident Evil Requiem: la recensione del perfetto connubio tra terrore e adrenalina

Il nuovo capitolo si conferma come un’altalena di emozioni che celebra i 30 anni del franchise.

Non ve lo nascondo: trovarci a parlare di Resident Evil Requiem qui sulle pagine di Nerd Bros Blog per noi è come un coronamento del sogno Nerd. Sì, perché la longeva saga di Capcom è stata (ed è) un punto fermo dei survival horror. E come dimenticarsene: negli anni ’90 ci ha fatto innamorare e ce la siamo fatta quasi addosso per gli incredibili jump scare che quest’opera ha saputo confezionare, trovando ispirazione da quei film di George Romero che hanno lasciato un’impronta indelebile nel genere horror.

Resident Evil, neanche a dirlo, spegne le 30 candeline con un capitolo ben impacchettato che sta già facendo parlare molto di sé. I fan, almeno al momento in cui vi scrivo, si stanno divertendo moltissimo e personalmente non potrei che essere d’accordo. Questo nuovo capitolo è intraprendente e mischia saggiamente momenti ansiogeni nei panni della new entry Grace, ad altri da veri Rambo, da uomo tutto d’un pezzo che non può trattenersi da fare battute da film degli anni ’80. Beh, avrete capito di chi parlo, dell’agente veterano Leon Scott Kennedy che di certo sa come trattare le pandemie.

Dopo averci passato circa 12 ore, posso dirvi che il redattore che è in me si è davvero goduto questa esperienza, ricamata in modo convincente e soprattutto adatta a una platea più ampia di appassionati. Qualche purista potrebbe dire che un vero Resident Evil sarebbe dovuto essere solo un survival tradizionale, ovvero quello vissuto nei panni di Grace, ma fidatevi quando vi dico che la scelta di due protagonisti è stata delle più azzeccate: un biglietto che garantisce un giro su una montagna russa di emozioni che ogni fan di Biohazard dovrebbe tenere ben saldo in tasca.


Una nuova minaccia e un’analista dell’FBI su un caso scottante

Sono passati un po’ di anni dall’attacco missilistico su Raccoon City, ma alcune questioni non sono state per nulla archiviate, anzi, ritornano in un certo senso a galla quando Grace Ashcroft, un’analista dell’FBI con un curriculum niente male, viene chiamata a investigare su una morte inspiegabile in un hotel abbandonato nel Midwest, ultimo di una serie di decessi avvenuti negli Stati Uniti.

Il cognome della ragazza è noto agli appassionati: sua madre è Alyssa Ashcroft, una reporter investigativa che ha firmato diversi articoli relativi a disastri biologici e che è stata assassinata 8 anni prima nell’albergo che vi ho citato poc’anzi. In questo luogo, Grace non si sente affatto a suo agio: vecchie ferite si riaprono e la paura giocherà un ruolo chiave che ci coinvolgerà per tutta l’esperienza.

Resident Evil Requiem è una vera e propria celebrazione che rende omaggio ai fan della serie

Il destino di Grace entrerà in collisione con quello di Leon che, per una serie di circostanze, avranno un solo obiettivo comune: scoprire la verità che si cela dietro l’incidente di Raccoon City. La storia di Resident Evil Requiem è un continuo crescendo, quindi preferirei non svelarvi troppo perché dovrete godervi l’esperienza e scoprire tutti gli aneddoti grazie anche ai numerosi reperti che troverete lungo questo viaggio.


Grace, un’agente che sfida la paura

Partiamo da Grace, la new entry del franchise che, incredibilmente, riesce a farci vivere un incubo così come il franchise di Resident Evil ci ha consegnato nelle sue origini. Al primo avvio, il gioco ci suggerisce di giocare con Grace con una visuale in prima persona allo scopo di amplificare gli aspetti horror, e quella in terza persona quando interpreteremo Leon per una miglior resa dei momenti d’azione.

Il mio consiglio è quello di lasciare tutto così come vi consiglia Capcom, ma se proprio non riusciste a digerire questa visuale, nessuno vi vieta di selezionare la terza persona anche con Grace (del resto, il team di sviluppo sta cercando di venire incontro alle esigenze di tutti). Fatto questo, e dopo aver vissuto intensamente tutto il prologo, verremo proiettati a Rhodes Hill (ma non vi dirò come) in un chronic care center, ovvero un centro specializzato nell’assistenza di pazienti con malattie croniche.

Fermo lì o sparo!

E qui, signori e signore, il panico che si vivrà sarà davvero di altissimo livello: ogni muro, ogni angolo e pertugio potrebbero nascondere delle presenze inquietanti che sarebbe meglio evitare. Già, perché muoversi all’interno della clinica non sarà una passeggiata di salute e non potremo fare affidamento su un arsenale che sbaraglia ogni zombi lì dentro.

Gli infetti, e questa è la prima differenza di questa produzione rispetto al passato, mantengono le reminescenze della vita passata: sentirete una donna urlare “deve essere tutto pulito” o un ex chirurgo che discute dell’anatomia durante un’operazione. Per non parlare poi del cuoco, un individuo massiccio con un coltello per la carne tra le mani, che urlerà nei corridoi: “bisogna preparare la cena”.


Resident Evil Requiem
Data d’uscita: 27/02/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series, PC
Versione recensita: PC
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom

La recensione è stata realizzata grazie al gentile supporto di Plaion


In Resident Evil Requiem, dunque, gli “zombi” hanno una sorta di personalità che li rende più spaventosi, imprevedibili e che si muovono per routine, un imprinting della loro vita prima del decesso. E se questo non bastasse, durante la ricerca di una via di fuga in questa clinica dell’orrore, bisognerà centellinare le risorse che, anche a livello normale, non saranno poi molte. I colpi di pistola scarseggiano e a volte sarà più saggio evitare i non morti piuttosto che affrontarli faccia a faccia: non pensate che due colpi possano abbatterli, ve ne serviranno diversi, a meno che non equipaggiate la Requiem.

Oltre alle armi da fuoco, Grace avrà la possibilità di creare un iniettore emolitico per eliminare un nemico alle spalle in modo stealth: fate attenzione, perché se dovesse accorgersi di voi vi azzannerà come se non ci fosse un domani. La creazione delle risorse avviene in modo dinamico: quando troveremo un secchio o delle pozze di sangue infetto, potremo prelevarlo tramite un apposito set e creare ordunque nuove risorse.

Accidenti, le hanno fatto un ottimo lifting

Ma per creare nuove risorse occorreranno progetti, niente di più semplice: basta metterli in borsa e analizzarli con il microscopio laser nei laboratori appositi. Questa feature non va a eliminare definitivamente la creazione più classica, infatti potremo continuare a combinare le erbe, ma aumenta considerevolmente l’inventario con nuove risorse.

Come avrete capito, il concetto survival nei panni di Grace gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza nella sua interezza, con un inventario pressocché limitato (ma se sarete bravi potrebbe diventare più corposo del previsto) e con creature che non smetteranno di darvi la caccia.

Uno strumento unico per creare nuove risorse

Leon, quello più duro della crew

Quando sarete carichi di adrenalina e avrete capito perfettamente cosa significhi affrontare il terrore con gli occhi, ecco che entra in scena Leon per permettervi di scaricare tutta quella “tensione” che avrete giustamente accumulato. Con l’agente scelto, tutto diventa più action e dinamico: non a caso ne ha viste tante e sa perfettamente come si schiaccia la testa di uno zombi in un battibaleno.

Dalla seconda parte in poi (a parte un cambio di scena tra i due protagonisti nelle prime battute) quello che vi troverete di fronte è una vera scarica di colpi e combattimenti che solo un veterano può avere la presunzione di affrontare. Come detto, la visuale si sposta in terza persona (anche se in soggettiva ha il suo perché) per permetterci di avere un controllo a 360 gradi di ogni non morto che ci si para davanti.

Un uomo deciso segnato dai tanti combattimenti.

Il combattimento diventa più intenso: qui non si fugge, quando si impugna l’ascia si potranno sferrare fendenti veloci e ravvicinati che colpiscono in più punti, oppure nessuno ci vieta di optare per attacchi potenti che si eseguono con la combinazione di due dorsali del controller.

Altro aspetto interessante è dato dalla facoltà di parare alcuni attacchi, anche se quando avremo l’ascia smussata non potremo difenderci da una motosega (e qui c’è dell’esagerazione da cinema, ma mi è piaciuta). Per rendere il tutto più dinamico, l’arma contundente di Leon non si romperà ma andrà solo affilata, facendoci perdere a volte il tempismo e rendendoci inermi agli attacchi in quel frangente.

In Resident Evil Requiem, Leon può anche prendere a calci gli zombi, scaraventarli via e fracassargli il cranio con un colpo di carabina. Un approccio completamente diverso che ci permetterà di accumulare dei crediti da spendere per ottenere alcuni svariati vantaggi strategici.

Qualcuno potrebbe pensare che questo cambio di scena possa andare in collisione con il gameplay di Grace, ma vorrei ribadirlo ancora una volta: l’esperienza funziona proprio perché è stata concepita in questo modo e questo spezzare il ritmo è uno stratagemma ludico da non prendere sotto gamba.

Ecco Gideon, il cattivone di RE Requiem!

Impianto tecnico pressocché memorabile

Ho affrontato la paura e l’ardore di Resident Evil Requiem su PC con una configurazione più o meno discreta (e con una scheda video Nvidia 4070 Super) e devo dire che la resa video e tecnica è stata davvero di altissimo livello. Mai mi permetto di esagerare quando mi trovo dinnanzi a una produzione, ma bisogna riconoscere che si è fatto un gran lavoro di rifinitura e le tante opzioni a nostra disposizione ci permettono di godercelo al meglio (sono sicuro che anche su PS5 abbia tanto da dire).

Tessere le lodi a questo prodotto è fin troppo facile, e per me è impossibile non notare gli incredibili dettagli grafici messi in scena dal team creativo. Bisogna solo fare un plauso da questo punto di vista, non c’è che dire.

Lasciatemi aggiungere che tornare a Raccoon City dopo tutti questi anni e rivisitare i luoghi dove tutto è iniziato, beh, è stato straordinario. Descrivervi tutto in una recensione è pressocché impossibile, ma diffidate da chi cerca il pelo nell’uovo: un ritorno alle origini è sempre toccante per i fan di vecchia data.

Rimango dell’idea che Resident Evil Requiem sia una esperienza ben bilanciata, forse che si perde un pochino nelle fasi finali (de gustibus) ma che rimane incredibile sia tecnicamente che per la storia che è stata capace di raccontare. Del resto, qualcuno si può aspettare una trama non ingarbugliata da un franchise che fa dell’assurdo e del soprannaturale il suo punto di forza?


Resident Evil Requiem

Recensione a cura di Antonio Armento

Grafica
90%
Coinvolgimento
90%
Giocabilità
88%
Innovazione
84%

Concludendo

Resident Evil Requiem è un capitolo che va assolutamente giocato da ogni fan di questa longeva saga. Rimane uno dei migliori capitoli mai realizzati con dei valori di produzione, di struttura e di design che difficilmente potremo trovare in un videogioco. La formula di un doppio gameplay, con una Grace Ashcroft più spaventata e pronta a tutto pur di sopravvivere e un Leon Scott Kennedy che farà i salti mortali per ripulire ogni area, beh, è fortemente riuscita.
Se volessi trovare qualche difetto, direi che alcune boss battle mi sono sembrate un po’ banali e certi combattimenti poco credibili, ma che diavolo: bisogna anche saper chiudere un occhio quando un gioco si presenta in un modo così curato, suggestivo e convincente sotto tanti punti di vista. Senza troppi giri di parole: potrei definire Resident Evil Requiem come una vera e propria celebrazione che rende omaggio ai fan della serie, sia per coloro che amano le fasi survival che per chi adora l’azione adrenalinica. È difficile fondere diversi stili di gioco in modo efficace, ma qui si è fatto davvero un gran lavoro.
Se siete fan di Resident Evil, allora un suggerimento potrei anche darvelo: acquistate un biglietto per questa serie di attrazioni al cardiopalma, tra sopravvivenza e pura eccitazione.

88%

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