Onimusha: Way of the Sword

Onimusha: Way of the Sword, un ritorno con la lama affilata – Recensione

Capcom fa danzare le spade in un contesto narrativo convincente e appagante

Onimusha: Way of the Sword, e lo diciamo sin dalle prime battute, conferma l’assoluto “stato di grazia” di Capcom in questo 2026. Dopo Resident Evil Requiem e Pragmata, ecco che ci troviamo dinnanzi a un’altra perla, una vera e propria reinterpretazione di quell’amato protagonista dotato dei poteri degli Oni al fine di far piazza pulita dei Genma, i principali antagonisti della serie.

Del resto sono passati 20 anni dall’ultimo capitolo (Dawn of Dreams), un tempo così lungo che quasi ci aveva fatto abbondare l’idea di ricalcare il suolo di quel Giappone Feudale a tinte horror. Ma il ritorno era nell’aria, dapprima con una serie animata basata sulla saga e poi con Onimusha: Way of the Sword, un capitolo che sa guardare al passato ma che si conferma moderno, appagante ed estremamente “affilato” nel suo gameplay.

E questo nuovo inizio non poteva essere che dei migliori, con un protagonista carismatico, dai tratti spacconi e che mette in scena l’incredibile ironia che caratterizza da sempre il popolo giapponese (anche se noi occidentali non riusciamo sempre a coglierne le velature). E quale miglior protagonista se non Miyamoto Musashi, il più grande spadaccino della storia giapponese, nonché fondatore della scuola all’arma bianca Hyōhō Niten Ichi-ryū: dojo riconosciuto per la pratica a due spade.

Ovviamente si tratta di un semplice riferimento, ma a volte i ritorni devono anche saper leggere le leggende nate su questa figura storica così importante e, in questo caso, il lavoro narrativo ci ha pienamente soddisfatto (a parte qualche piccola questione sul finale). E tra le figure storiche, è presente anche quella di Kojiro Sasaki (qui definito come Ganryū Sasaki, pseudonimo nato dalla sua tecnica di spada).

Insomma, Onimusha: Way of the Sword ci proietta in una versione alternativa del periodo Edo in cui saremo chiamati a diventare un – per l’appunto – Onimusha con il compito di purificare i luoghi sacri e sconfiggere le minacce che stanno affliggendo il Giappone. E dopo averci passato più di 25 ore, possiamo confermarvi che questa produzione non deluderà le vostre aspettative, garantendo un grado di sfida tutto sommato soddisfacente.

Pronti a indossare il guanto Oni?


Data d’uscita: 04/09/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series, PC
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Plaion e Capcom che ringraziamo per il supporto.


Diventare un grande spadaccino senza l’aiuto di nessuno

Il protagonista di questa “via della spada” è Miyamoto Musashi, un fervido samurai che arriverà a Kyoto con l’intento di dimostrare a tutti che la sua arte della spada è la migliore di sempre. Parliamo ordunque delle origini, di un giovane samurai dal carattere un po’ impetuoso (per usare un eufemismo) che si ritroverà, non suo malgrado, ad affrontare combattimenti crudi e sanguinosi da cui dovrà anche darsela a gambe per questioni meramente di “numero”. Ma non pensiate, Musashi non è affatto un codardo e lo si apprende fin dalle prime battute di gioco, quando spavaldamente affronta uno spadaccino di gran talento.

Tuttavia, il cammino che lo attende prende una svolta che potremo definire inaspettata: viene sopraffatto e ucciso da alcune fameliche creature proprio nel momento in cui stava ingaggiando una battaglia con il suo eterno rivale Ganryū. Trascinato nel fiume dei cadaveri che conduce nientepopodimeno che all’inferno, si imbatte in un losco individuo che lo obbliga a indossare un guanto Oni, un accessorio capace di conferirgli poteri ultraterreni e che, cosa più importante, lo avrebbe riportato in vita.

Musashi non vuole certo far uso di “scorciatoie” per diventare una leggenda degna del suo nome, ma il mondo ha bisogno di un nuovo Onimusha, qualcuno che possa uccidere i Genma (razza di demoni immortali) e chiudere le fenditure create dagli stessi. Del resto, questi nuovi poteri si uniscono perfettamente con la sua natura di eccellente samurai, andando a generare un guerriero in grado di uccidere ogni cattivone e preservare la Porta degli Oni, ovvero i cancelli dell’inferno stesso. All’inizio della missione, il nostro eroe cerca quasi di liberarsi del Guanto Oni (su cui poi ruoterà gran parte del gameplay) ma con il progredire del viaggio, la sua mente si amplierà gradualmente fino ad accettare questo suo ruolo nel mondo.

Prima di passare al combat system, vero e proprio fiore all’occhiello della produzione, lasciateci spendere due parole sul mondo di gioco. Prima di tutto, mettete da parte l’idea di trovarvi in un immenso open world che, a nostro modo di vedere, rende le vicende più dispersive del previsto. Onimusha: Way of the Sword è concepito in macro aree (8 per essere precisi), con mappe che ricordano molto da vicino quelle dei recenti Resident Evil con percorsi da esplorare, aree secondarie e segreti (in cui si potrà ritornare per aprire percorsi alternativi prima inaccessibili).

Il tutto prenderà il via da un hub principale (sbloccabile in un preciso momento dell’avventura), una location che funge da spartiacque per i dialoghi opzionali e le richieste d’aiuto negli incontri casuali. Queste missioni secondarie, per un totale di circa 20, vanno ad alternare il ritmo di gioco, a interrompere un po’ quella frenesia generata dalla campagna principale che, diciamocelo senza remore, è davvero ben raccontata (per non parlare dei comprimari caratterizzati in modo eccellente).

La varietà di queste subquest non è poi così profonda: alcune si limiteranno a farci dare la caccia ai vari Genma o a trovare appositi monili perduti. Però bisogna dire che alcune svelano alcuni interessanti retroscena da non sottovalutare e, ancora più importante, ci faranno ottenere materiali utili per potenziare l’equipaggiamento: spada, abbigliamento e Guanto Oni.


Un Onimusha dovrà pur potenziarsi!

La raccolta delle risorse, che avviene in modo naturale proseguendo proceduralmente nelle varie aree, ricopre un ruolo assai importante nella progressione che fa l’occhiolino a quella di un GdR. Recandoci allo “Specchio dello Spirito” (un po’ come il falò di Dark Souls), potremo dunque viaggiare, riposarci, cambiare aspetto ma soprattutto aggiornare le abilità e l’equipaggiamento. Ogni upgrade aumenta la salute residua e la resistenza, il danno della spada che infliggeremo ai vari nemici e l’assorbimento dell’anima del potere dell’Oni.

La maggior parte dei materiali, però, si ottengono completando le varie missioni opzionali e aprendo i forzieri sparsi per il mondo. Per questo motivo occorrerà una certa dedizione alle attività collaterali per ottenere un samurai più forgiato possibile, anche se inizierete a sentirvi forse un po’ troppo potenti a un certo punto del vostro viaggio.

Oltre all’attrezzatura, così come avviene anche in giochi come Ghost of Yōtei, bisognerà tenere sotto controllo l’albero delle attività. Grazie alle anime rosse che assorbiremo dai vari Genma, potremo aumentare le statistiche base ed essere più incisivi nelle varie battaglie, oltre a sbloccare nuove varianti. Per quanto non siano il massimo in gioco, ci siamo specializzati sugli assassinii furtivi che ci hanno fatto acquisire un passo notevolmente felpato (e i cattivoni sono altamente svegli ad accorgersi della nostra presenza).

Insomma, Onimusha: Way of the Sword dà modo al giocatore di potenziarsi strategicamente per ottenere dei piccoli vantaggi in battaglia che comunque non faranno mai diventare dei veri e propri “Highlander”, soprattutto nelle boss battle che si dimostrano parecchio impegnative. E qualora aveste già avuto dimestichezza con Ghost of Yōtei, saprete perfettamente a cosa ci riferiamo.

Al di là della difficoltà, i boss si rivelano davvero unici, forti, strategici e così tecnici da farci pensare con lucidità alla controffensiva da mettere in atto già dal livello normale (il più alto selezionabile quando inizierete una nuova avventura). Tenere conto della stamina e dell’energia residua sarà determinante in ogni fase, soprattutto quella di Musashi che potrà curarsi solo in determinate circostanze, ovvero quando avrà un momento di stallo (e questo rende il tutto ancora più realistico).


Un combat system da primi della classe

L’aspetto che più ci ha colpito di Onimusha: Way of the Sword è sicuramente il sistema di combattimento che si rivela gratificante in ogni sua forma, che non mostra quasi mai il fianco e si adatta alle abilità del giocatore. Musashi brandisce la spada da vero samurai, alternando vari stili nell’esecuzione degli attacchi: può infatti realizzare degli attacchi con una mano sola o essere più devastante con quelli a due mani a discapito della velocità.

Come spadaccino potrà parare, ma bloccare gli attacchi comporta una riduzione della resistenza a far scoprire la guardia. Per ovviare a tale situazione, compiere una parata perfetta farà barcollare l’avversario che si schianterà contro un muro o addirittura un suo “compagno”. In queste situazioni, anche un attacco alle spalle si rivela decisivo: forse non proprio corretto, ma poco ce ne importa in quest’era senza regole. Poi c’è la schivata, quella che ci consente di aggirare il cattivone che, se eseguita al momento giusto, ci farà comparire dietro le sue spalle per un vantaggio ancora più cruciale.

A rendere le cose ancora più interessanti ci pensa l’implementazione dell’Issen: eseguendo un attacco nel momento in cui verremo attaccati, daremo il via a un contrattacco letale che “affetterà in due” il malcapitato di turno. Si tratta di un feature davvero unica e appagante, solo non semplicissima nella sua realizzazione. Tuttavia, questa meccanica non è fondamentale per completare il gioco, ma padroneggiarla renderà l’esperienza ancora più profonda.

Poi ci sono gli scontri di lame (così come avviene anche nel cinema) in cui dovremo vincere il confronto premendo ripetutamente un tasto sul controller, un po’ sulla falsariga dei picchiaduro più intraprendenti.

Oltre alle tecniche da spadaccino di cui già eravamo in possesso, il nostro eroe potrà assorbire le anime di svariati colori rilasciate dai nemici: le gialle ripristinano un po’ la salute, le blu serviranno per attivare le armi Oni (per attacchi speciali) e le rosse per upgradare le varie skill. Con il guanto si attiva la Visione Oni, per svelare quanto è celato alla vista umana, utile per aprire porte o scoprire cofanetti occultati da fin troppo tempo.

Insomma, Onimusha: Way of the Sword sembra farci rivivere i film di Toshirō Mifune (da cui è stato ispirato il volto di Musashi e protagonista di 16 film di Akira Kurosawa) in un modo così dinamico, armonico e in cui ogni colpo di spada sembra essere sempre diverso. Certo, la varietà dei Genma non è poi molta e l’avventura poteva essere infarcita con maggiori momenti in cui sfoderare la spada, ma quello che è stato creato ci è piaciuto e ci ha intrattenuto così come deve fare ogni buon videogioco che si rispetti.


E sul fronte tecnico?

La nostra prova è avvenuta su una PlayStation 5 standard, versione da noi scelta per capire come si comportasse una produzione recente su un hardware effettivamente “datato”. Ebbene, il risultato non poteva che essere dei migliori, con diverse opzioni adatte a ogni esigenza: anche se noi consigliamo di scegliere la modalità prestazioni, più fluida e assolutamente godibile. Così come le produzioni più recenti di Capcom, anche Onimusha: Way of the Sword offre il pieno supporto ai trigger adattivi, al feedback aptico e ai suoni interattivi del DualSense.

Il gioco non soffre di nessun tipo di problema evidente, del resto è stato realizzato con il motore proprietario, ovvero il RE Engine che sta alimentando tutte le ultime produzioni dello studio giapponese. Graficamente non si può chiedere di meglio: certi scenari e determinate cinematic vi lasceranno realmente di stucco, oltre a farvi immergere in un Giappone Feudale così vivo nella sua naturale marcescenza. E non si può certo chiedere di meglio!

Onimusha: Way of the Sword è disponibile su PS5, Xbox Series X|S e PC.


Onimusha: Way of the Sword

Antonio Armento

Grafica
85%
Coinvolgimento
85%
Giocabilità
85%
Innovazione
81%

Concludendo

Onimusha: Way of the Sword è una produzione che ha saputo fare in modo eccellente i “compiti a casa”, un vero esempio di come deve essere realizzato un action dall’arma bianca. Questo ritorno è riuscito, senza ombra di dubbio, proponendo un vero e proprio rilancio del franchise che avvicinerà non solo i fan storici, ma anche tutti coloro che vogliono combattimenti al cardiopalma, boss incredibili e che vogliono tornare in una visione dark fantasy del Giappone Feudale.
La storia è avvincente e ben ritmata in un mondo in cui i dettagli non sono di certo lasciati al caso. Musashi, del resto, è quell’eroe che non ti aspetti in questa storia, colui che sta percorrendo una strada che non ha certo scelto ma che ha intrapreso con crescente responsabilità: e questa nota ci è piaciuta assai!
Onimusha: Way of the Sword si è rivelato una piacevolissima sorpresa, un ritorno adatto a tutti (anche se non sempre semplicissimo nel suo combat system) in un mix convincente di mitologia giapponese e di quell’horror vecchia scuola. Tornare a combattere è stato piacevolissimo e siamo sicuri che passerete decine di ore nei vicoli dell’inizio dell’Era Edo.
Bentornato Onimusha!

84%

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