Moros Protocol, il ritorno del boomer shooter – Recensione

Moros Protocol, il ritorno del boomer shooter – Recensione

Un’iniezione di pura adrenalina anni ’90 su Switch 2

Nel panorama videoludico contemporaneo stiamo assistendo a un vero e proprio rinascimento dell’esperienza old-school, un fenomeno che va ormai ben oltre la semplice nostalgia passeggera. Sarà per una velata stanchezza nei confronti di produzioni tripla A sempre più colossali, iper-cinematiche ma talvolta prive di quell’adrenalina pura e immediata, o per il desiderio mai del tutto sopito di riscoprire la formula essenziale dei grandi classici, fatto sta che il mercato sta premiando con forza chi ha il coraggio di guardare al passato. In questo contesto straordinariamente fertile si inseriscono a pieno titolo i cosiddetti boomer shooter, un filone capace di rievocare i fasti degli anni ’90 e che oggi trova una nuova casa d’eccezione anche su Nintendo Switch 2 grazie a Moros Protocol.

Frutto della collaborazione tra gli sviluppatori di Pixel Reign e l’editore Super Rare Originals – realtà da sempre attentissima alle chicche indie più ricercate -, Moros Protocol propone una ricetta decisamente stuzzicante e ambiziosa. Da una parte abbiamo l’estetica sporca, spigolosa e viscerale dei padri fondatori dello sparatutto in prima persona, con chiari e orgogliosi riferimenti visivi e concettuali a pietre miliari del calibro di DOOM, Quake e Blood. Dall’altra, la struttura di gioco viene iniettata di modernità grazie a una marcata componente roguelite, dove ogni spedizione si trasforma in una sfida al massacro caratterizzata da mappe procedurali, morte permanente, potenziamenti casuali e una curva di difficoltà che non concede alcuno sconto al giocatore.


L’idea di coniugare il ritmo martellante, la velocità di movimento e il gunplay istintivo degli FPS dell’epoca d’oro con il ciclo d’assuefazione tipico delle run usa e getta è senz’altro vincente sulla carta, specialmente se fruita sullo schermo della nuova ammiraglia portatile di casa Nintendo. Tuttavia, in un mercato in cui i giochi d’ispirazione retro spuntano come funghi, la sola operazione nostalgia rischia di non bastare più. Sarà riuscito il protocollo messo a punto da Pixel Reign a convincerci fino in fondo e a ritagliarsi un posto d’onore nell’affollato panorama indie? Mettetevi comodi, imbracciate il fucile a canne mozze e scopriamolo insieme nella nostra recensione!

Moros Protocol
Data d’uscita: 30/09/2026
Piattaforma: PS5, PC (Steam), Nintendo Switch 2
Versione recensita: Nintendo Switch 2
Sviluppatore: Pixel Reign
Publisher: Super Rare Original

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Super Rare Games che ringraziamo per il supporto.


Dal punto di vista narrativo, l’incipit di Moros Protocol attinge a piene mani dal ricettario più classico e collaudato della fantascienza spaziale. Il nostro protagonista, Alex, si risveglia improvvisamente nelle viscere di un’imponente fortezza stellare abbandonata e alla deriva nello spazio profondo. Con una memoria del tutto azzerata e senza alcuna idea di cosa sia successo, ad Alex basta muovere i primi passi nei corridoi per comprendere la gravità della situazione: l’infrastruttura è stata completamente contagiata da un’orda di abominevoli mostruosità che hanno ben pensato di “decorare” le pareti metalliche della nave con ettolitri di sangue, carni lacerate, pezzi di cadavere e viscere. Inizialmente, le premesse sembrano suggerire la classica atmosfera cupa, opprimente e claustrofobica dei grandi horror fantascientifici alla Dead Space.

Tuttavia, bastano le prime scariche di blaster per capire che Pixel Reign aveva in mente tutt’altro tipo di racconto. Non molto tempo dopo averci introdotto i primi abomini, Moros Protocol cala infatti la maschera e sterza con decisione verso i lidi della fantascienza più scanzonata, camp e volutamente sopra le righe. Tra dialoghi intrisi di un’ironia volutamente “ignorante”, scambi di battute sagaci e scelte di presentazione che strizzano continuamente l’occhio ai B-movie anni ’80 e ’90, il gioco disintegra sul nascere qualsiasi pretesa di serietà. Questa virata verso il comico e l’assurdo si rivela una scelta azzeccatissima, capace di sgrassare la tensione e di sposarsi alla perfezione con il ritmo frenetico e fracassone dell’azione.


Chiaramente, quando ci si trova di fronte a un titolo come Moros Protocol, si tende quasi sempre a giudicarlo tenendo in mano il bilancino della componente roguelite o misurandone la punitività. Questa volta, però, voglio fare un piccolo strappo alla regola e valutare l’opera di Pixel Reign per quello che è prima di tutto: uno sparatutto in prima persona duro e puro. E devo ammettere che, sotto questo punto di vista, il gioco non sfigura affatto, dimostrando di avere muscoli da vendere.

Il gunplay è infatti reattivo e viscerale, fondato su un ritmo di gioco che richiede riflessi pronti e una gestione attenta degli spazi. La velocità di movimento base di Alex non sempre basta per togliersi d’impaccio dalle raffiche e dai proiettili nemici, costringendoci a fare costante affidamento sulla meccanica dello scatto/schivata. Una manovra fondamentale che consuma stamina e che richiede tempismo per non trovarsi “a secco” proprio nel momento peggiore.

Dove questo sistema brilla maggiormente è senza dubbio durante le boss fight: gli scontri con i boss principali offrono pattern d’attacco vari e stimolanti, che regalano enormi soddisfazioni quando messi a segno con la giusta precisione. Certo, a volte alcuni passaggi sanno essere un pizzico frustranti, ma si tratta sempre di una frustrazione sana, dove il successo dipende al 100% dalla skill del giocatore e mai dal caso.

Se sul fronte strettamente sparatutto il gioco funziona a meraviglia, è proprio la parte roguelite a mostrare qualche fianco coperto in meno. Trovare e imbracciare nuove armi da fuoco durante le spedizioni è sempre un piacere, ma i vari potenziamenti e buff passivi sparsi per la nave non sembrano incidere in maniera davvero determinante sull’esito della partita.

Questo accade perché Alex, già nel suo assetto base, è un vero e proprio schiacciasassi dotato di una potenza di fuoco notevole. La generazione casuale delle mappe e dei layout fa un buon lavoro nell’evitare che le run diventino monotone troppo in fretta – anche se le prime aree risultano un po’ troppo semplici prima che la fortezza spaziale inizi a mostrare strutture più articolate -, e non mancano le classiche “stanze sfida” per chi vuole rischiare la pelle in cambio di ricompense extra. Tuttavia, l’impostazione generale tende a ripetersi senza grossi scossoni.

Ma sapete cosa? Al netto di una componente ruolistica un po’ annacquata, Moros Protocol riesce in quello che è il compito più importante per un gioco del genere: divertire dall’inizio alla fine, senza un attimo di tregua.

Sul piano squisitamente visivo e atmosferico, gli interni della Orpheus — l’imponente nave da guerra spaziale in cui si consuma l’avventura di Alex – sono stati ricostruiti con un gusto impeccabile. L’estetica retro in 3D colpisce dritto al cuore di noi “gamer stagionati”, attivando un’immediata ed esaltante leva nostalgica che riporta la memoria ai pomeriggi dell’adolescenza passati a macinare sparatutto davanti a tubi catodici e primi monitor PC. Ma non si tratta affatto di una grafica rozza o buttata lì per caso: il lavoro svolto sulle texture e, soprattutto, sul sistema di illuminazione rappresenta uno dei veri punti di forza della produzione.

I giochi di luce e ombra che filtrano tra i corridoi metallici donano un grande spessore all’azione, e il design dei vari livelli riesce a sorprendere, offrendo una varietà di ambienti e di atmosfere visive decisamente superiore a quello che ci si aspetterebbe da un’ambientazione apparentemente monolitica come un’astronave.

A coronare questa ottima confezione interviene una direzione audio di prim’ordine: la colonna sonora è un concentrato di carica ed energia che spinge sull’acceleratore durante gli scontri a fuoco più caotici, accompagnata da un sound design dei colpi e delle esplosioni estremamente viscerale e appagante. Infine, nota di merito non da poco per il nostro pubblico, il titolo è completamente accompagnato da sottotitoli in italiano. Un’ottima notizia che permette a tutti di godersi appieno l’umorismo e la folle narrazione di Moros Protocol senza alcuna barriera linguistica.

Moros Protocol è disponibile su PS5, PC e Nintendo Switch 2.


Moros Protocol

Amedeo Davit

Grafica
70%
Coinvolgimento
80%
Giocabilità
70%
Innovazione
80%

Concludendo

Moros Protocol si dimostra una piacevolissima sorpresa e un’aggiunta caldamente consigliata al catalogo di Nintendo Switch 2. I ragazzi di Pixel Reign non hanno cercato di rivoluzionare il genere, ma hanno concentrato tutte le loro energie nel regalare un’esperienza da sparatutto in prima persona viscerale, divertente e appagante.

Se la componente roguelite risulta un po’ timida e poco incisiva nello stravolgere le run, il gioco compensa ampiamente con un gunplay solido, boss fight trascinanti che premiano la vera abilità del giocatore, una direzione artistica retro ricca di fascino e un tono scanzonato che non si prende mai troppo sul serio. Aggiungete la presenza dei sottotitoli in italiano e un’estetica che farà battere il cuore ai veterani degli sparatutto anni ’90, e avrete tra le mani un piccolo gioiello d’azione imperdibile. Caricate i blaster e preparatevi a ripulire la Orpheus!

75%

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