Analisi semiseria dell’ultimo evento Sony
Bentornati nel magico mondo degli State of Play, dove Sony ci invita a cena e poi, puntualmente, ci fa pagare il conto con il portafoglio delle terze parti. La trasmissione della scorsa settimana è stata un’altalena rutilante di emozioni: tra un “ma che figata!” e un “perché sto guardando questo?”, ho passato metà del tempo con un sopracciglio talmente inarcato da rischiare uno strappo muscolare.
Ecco il mio recap (decisamente poco imparziale) di quanto visto.
Iniziamo col botto, o meglio, con un punto interrogativo. Sony ci presenta una carrellata di titoli terze parti, ma a un certo punto ci si chiede se non si poteva fare di più a livello di contenuti esclusivi. Molti titoli interessanti, per carità, ma l’anima “First Party” ieri sembrava aver preso un giorno di ferie per andare a fare shopping.
Silent Hill Townfall: Nebbia al sapore di Fish & Chips
Konami ha finalmente capito che il Maine ha rotto le scatole. Con Silent Hill Townfall, ci spostiamo sull’isola di St. Amelia. Simon Ordell viene richiamato lì per “mettere le cose a posto” (spoiler: non le metterà a posto), e si ritrova immerso in una nebbia che stavolta profuma di isole britanniche.
È un cambio radicale, sulla scia di Silent Hill f, che dimostra come Konami abbia deciso di lanciare il brand contro il muro della creatività per vedere cosa resta appiccicato. Meno rassicurante tradizione, più esperimento psichedelico. Arriverà entro fine anno, nebbia permettendo. Speriamo solo che Simon non debba combattere contro dei gabbiani mutanti troppo aggressivi.
John Wick: “Bello, ma non ci vivrei”
Saber Interactive ci ha buttato in faccia il titolo senza titolo su John Wick. Sentire la voce inconfondibile di Keanu Reeves è stato un colpo al cuore (nel senso buono), ma guardare il comparto tecnico è stato un pugno nell’occhio (nel senso meno buono).
Siamo onesti: la grafica non grida al miracolo, anzi, sussurra timidamente “potevamo fare di meglio”. Tuttavia, se il sistema di combattimento sarà ignorante quanto basta, potremmo finalmente avere il beat ‘em up definitivo in cui picchiare chiunque con una matita. Keanu, ti perdoniamo tutto, anche un comparto grafico un po’ spigoloso.
Marvel Tōkon: Fighting Souls – Il ritorno del Re (dei cazzotti)
Qui la bava alla bocca è stata inevitabile. Marvel Tōkon: Fighting Souls di Arc System Works è una goduria visiva. È una delle poche vere esclusive e si vede che c’è la mano di chi sa cosa sta facendo. Vibes old school in stile Marvel VS Capcom colpiscono chi guarda e chi ha già un po’ di annetti da videogiocatore o videogiocatrice sulle spalle. Le animazioni sono talmente fluide che il mio monitor ha chiesto scusa. E poi, c’è poco da fare: la direzione artistica di Arc System Works è unica. Lo stile cartoon perfezionato dai ragazzi di Yokohama è, semplicemente, la fine del mondo.
Finalmente un picchiaduro dinamico e veloce che non sembra una brutta copia di qualcosa di già visto.
Star Wars Galactic Racer: Ben Quadinaros vive!
Chi l’avrebbe mai detto che il podracing sarebbe tornato così in forma? Star Wars Galactic Racer ci riporta sul Boonta Eve di Tatooine e, tra Sebulba e una serie di motori che esplodono, spunta lui: Ben Quadinaros.
Sì, quel tizio che non riesce nemmeno a far partire il pod nei film. È il classico cameo per fan duri e puri che ti fa dire: “Ok, mi avete fregato, lo compro”. Le corse sembrano frenetiche, cattive e visivamente spettacolari. Se non mi fanno esplodere il motore al primo giro, potrei anche divertirmi.
Il colpo di coda: Kratos è tornato (di nuovo)
E per chiudere in gloria, ecco il ritorno del Fantasma di Sparta.
- God of War Trilogy Remake: annunciato ma non mostrato. La paura è tanta: taglieranno i minigiochi “particolari” del primo capitolo? La cura sarà all’altezza dell’epicità originale? Restiamo fiduciosi, ma con una mano sulla scure e l’altra sugli scongiuri.
- God of War: Sons of Sparta: l’arrivo inaspettato. Un titolo 2D disponibile DA ORA. A 29,99 euro potete già scaricare questa versione alternativa e immediata di God of War. Un modo geniale (o molto furbo) per monetizzare l’attesa del remake.
Kena: Scars of Kosmora – C’era davvero bisogno di un bis?
Ember Lab torna a bussare alla nostra porta con Kena: Scars of Kosmora, il sequel di quel Bridge of Spirits che aveva incantato tutti per la sua grafica “stile Pixar”. Intendiamoci: il gioco sembra delizioso, pulito e artisticamente ispirato, ma la domanda sorge spontanea e un po’ cattiva: ne sentivamo davvero la mancanza? Il primo capitolo era un’esperienza poetica e compiuta; vederlo trasformato in un franchise a tutti i costi mi fa temere l’effetto “compitino a casa”. Speriamo che Kosmora non sia solo una mano di vernice fresca su meccaniche già viste, ma che porti con sé una cicatrice (pun intended) di vera innovazione.
Ghost of Yotei Legends: Sucker Punch e l’arte del “copia-incolla” (che ci piace)
Menzione d’onore obbligatoria per Ghost of Yotei Legends. Sucker Punch ha deciso di non farci aspettare e ha già fissato la data per la componente co-op multiplayer: il 10 marzo. Qui siamo in pieno territorio comfort zone: il gioco segue pedissequamente la scia tracciata da Ghost of Tsushima Legends, il che, onestamente, è un bene. Sony sa bene che quando hai tra le mani una formula che mescola samurai, folklore e gioco di squadra che funziona, non devi fare altro che cambiare il panorama e goderti lo spettacolo. Non sarà rivoluzionario, ma affrontare demoni giapponesi in compagnia è ancora uno dei modi migliori per passare una serata.
Dead or Alive: la fisica dei corpi
Infine, direttamente dalla catena di montaggio della fabbrica Koei Tecmo, è spuntato l’annuncio di un nuovo Dead or Alive. Resta da capire se il team deciderà di mantenere intatte quelle “particolarità” fisiche e stilistiche che hanno reso celebre la saga, ma che oggi risultano forse un po’ anacronistiche o, per essere eleganti, modernamente scomode. Sarà un ritorno alle origini piccanti o un tentativo di redenzione verso un canone più attuale? Chissà. Lo scopriremo solo vivendo (e probabilmente contando i centinaia di euro in DLC per i costumi).
Questo State of Play è stato un po’ come una sessione di D&D gestita da un Master che ha bevuto decisamente troppo caffè: imprevedibile, piena di colpi di scena e con qualche mostro ripescato dal passato che non vedevamo l’ora (o forse sì?) di riaffrontare.
Tra remake annunciati nell’ombra, shadow drop immediati e sequel che arrivano senza che nessuno abbia bussato, la sensazione è quella di un’industria che naviga a vista ma che, almeno, sa come intrattenerci tra un’incertezza e l’altra.
Sony continua a giocare a nascondino con i suoi grandi studi interni, ma se il prezzo da pagare per l’attesa è un John Wick che mena le mani o il ritorno del podracing su Tatooine, per stavolta possiamo anche chiudere un occhio. Anzi, meglio di no: teniamoli entrambi ben aperti, perché con questa frequenza di annunci, il prossimo “colpo di genio” (o di follia) potrebbe essere già dietro l’angolo. E ora scusatemi, vado a vedere se Sons of Sparta vale davvero quei trenta euro.

