Un’eredità pesante: tra lore trentennale e bisogno di modernità
Il panorama videoludico attuale sembra star attraversando una vera e propria età dell’oro per il fantasy in ogni sua declinazione: che si tratti di imponenti GDR occidentali, raffinati JRPG o complessi strategici a turni, il genere sta vivendo una nuova primavera di consensi e produzioni di altissimo livello.
È in questo contesto di rinnovato fervore che assistiamo al (ri)ritorno di un nome che fa battere forte il cuore agli/alle appassionati/e di vecchia data: Disciples. Per chi non avesse vissuto le ere geologiche precedenti del gaming (al contrario di me), parliamo di un brand nato nell’oramai lontanissimo 1999 con Sacred Lands, un titolo la cui sola menzione basta a farmi sentire addosso tutto il peso del tempo trascorso. Dopo l’indimenticabile Disciples II: Dark Prophecy del 2002 e il più recente Liberation del 2021, la saga approda oggi, a cinque anni di distanza dall’ultimo capitolo, nelle mani dei ragazzi di Artefacts Studio.
Il team di Lione, sotto l’egida di Kalypso Media, si è trovato davanti a una sfida titanica: rianimare un brand storico, amato visceralmente da una nicchia di giocatori e giocatrici “attempati/e” (categoria in cui, ahimè, mi infilo di diritto), cercando al contempo di parlare alle nuove generazioni.
Informazioni sul gioco
Disciples: Domination
Data d’uscita: 12 febbraio 2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series X | S, PC
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Artefacts Studio
Publisher: Kalypso Media




Disciples: Domination attinge a piene mani dalle fazioni e dalle divinità iconiche del mondo di Nevendaar, proseguendo il cammino narrativo di Avyanna. Ritroviamo l’eroica Regina esattamente dove l’avevamo lasciata: impegnata nel tentativo quasi impossibile di tenere uniti i popoli disparati riuniti alla fine di Liberation.
Tuttavia, la pace è un lusso che Nevendaar non può permettersi: un’oscurità antica e strisciante è tornata a gettare un’ombra sinistra sulle vittorie passate, minacciando di sfilacciare nuovamente il delicato tessuto dell’alleanza. La domanda che sorge spontanea, tra un manipolo di unità veterane e un incantesimo lanciato nel momento del bisogno, è se il feeling squisitamente “old school” e la profondità strategica di questa nuova iterazione riusciranno a far breccia nel cuore dei giocatori e delle giocatrici moderni/e, ormai abituati a ritmi ben diversi. Basterà la fedeltà alle radici per dominare il mercato attuale? Scopriamolo insieme.
Quando ci si approccia a un franchise con una storia quasi trentennale alle spalle, il dubbio sorge spontaneo: è necessario aver masticato pane e Nevendaar dal 1999 per godersi appieno Disciples: Domination?



La risposta, dopo diverse ore di test, non è così netta come avrei immaginato inizialmente. È indubbio che conoscere i trascorsi del brand aumenti sensibilmente l’impatto emotivo di certi eventi, dando un peso specifico maggiore a nomi e luoghi che altrimenti rischierebbero di scorrere via senza lasciare traccia. Tuttavia, il titolo cerca di camminare sulle proprie gambe, anche se la nostra protagonista, Avyanna, non se la passa affatto bene.
Il feeling è squisitamente “old school”
Sono trascorsi quindici anni dagli eventi conclusivi di Liberation e ritroviamo un’eroina stanca, quasi imbolsita dalla gestione di un dominio che si sta rivelando estremamente fragile e frammentato. In questo scenario di precarietà politica, la scintilla del conflitto si riaccende con l’arrivo dei Nani e il risveglio di alcune sette oscure, pronte a banchettare sui resti di un potere che Avyanna fatica a mantenere.
Purtroppo, nonostante le premesse cariche di tensione, la storia fatica a imporsi come memorabile. Verso le fasi avanzate del gioco, le trame individuali iniziano a confondersi e sovrapporsi, portando la narrazione a perdere progressivamente slancio e mordente.



Fortunatamente, a compensare una scrittura non sempre brillantissima, interviene un mondo di gioco vibrante di attività: anche quando il filo logico della trama si sfilaccia, c’è sempre qualcosa da fare su ogni mappa. Che si tratti di un’orda errante ignorata in precedenza, di una miniera ancora da liberare o di un vecchio rancore che attende solo di essere risolto in battaglia, Nevendaar offre una densità di contenuti che tiene il giocatore e la giocatrice incollato/a allo schermo, sopperendo laddove il momentum narrativo viene meno.
Prima di addentrarci nei meandri del gameplay, è doveroso fare una premessa importante per il pubblico nostrano: Disciples: Domination non è localizzato in italiano. Tutti i testi e i dialoghi rimangono appannaggio degli anglofoni, una scelta che potrebbe rappresentare uno scoglio non indifferente per chi non mastica bene la lingua di Albione.
Nonostante le premesse cariche di tensione, la storia fatica a imporsi come memorabile
Superata questa barriera, ci troviamo di fronte alla scelta della classe per la nostra protagonista: Avyanna può infatti specializzarsi come Holy Regent, Primordial Ruler, Warmaster o Witch Queen. Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, la personalizzazione passa attraverso un corposo skill tree multi-livello, dove spenderemo punti per affinare statistiche e abilità passive. Le differenze sono marcate: mentre il Warmaster predilige un approccio truculento, fisico e diretto — agendo spesso come un tank inarrestabile — la Witch Queen si affida a un approccio più ponderato, dominando il campo di battaglia dalla distanza con incantesimi devastanti.

Tuttavia, bisogna ammettere che la progressione non brilla per dinamismo. Il sistema di levelling, purtroppo, tende a concentrarsi su incrementi numerici delle statistiche di base piuttosto che sbloccare costantemente nuove abilità attive. Al di fuori degli incantesimi, Avyanna e il suo party hanno spesso accesso a soli due slot per le abilità di combattimento core, limitando la varietà tattica sul lungo periodo.
Un mondo di gioco vibrante di attività
Questo porta a un altro tasto dolente: il grinding. Per rendere il party abbastanza forte da affrontare le missioni principali o le storie dei compagni, vi ritroverete spesso costretti ad abbandonare temporaneamente la trama per darvi alla pulizia compulsiva della mappa, affrontando orde erranti e liberando miniere solo per accumulare l’esperienza necessaria.
Fortunatamente, la profondità tattica emerge nella gestione del party e del posizionamento. Potrete reclutare un esercito variegato composto da paladini, guerrieri elfi e mercenari, ognuno con pregi e difetti unici da bilanciare. Le battaglie si svolgono su una griglia a esagoni che non permette la sovrapposizione di due unità nello stesso spazio.

Questo vi costringerà a ragionare in modo quasi tridimensionale: ottimizzare i posizionamenti diventa vitale per intrappolare i nemici, ritardare le loro azioni o sfruttare le sinergie del party. In Disciples: Domination, un errore di posizionamento non è mai solo un dettaglio, ma può tradursi rapidamente in danni ingenti o, nella peggiore delle ipotesi, in un “Game Over” immediato se la vostra linea frontale dovesse crollare.
Tra una battaglia e l’altra, il vostro rifugio sicuro sarà Yllian, la capitale del regno che funge da hub centrale e castello personale. In questo hub “tascabile”, potrete finalmente tirare il fiato e spendere le risorse accumulate con tanta fatica — Oro, Ferro, Legno e le più rare Essenze — per potenziare gli edifici della città. Questi upgrade sono fondamentali, poiché permettono di sbloccare unità di tier superiore e oggetti sempre più potenti. A Yllian non solo si commercia, ma si gestisce l’intero arsenale: qui potrete acquistare, potenziare e incastonare i Frammenti (Shards) nel vostro equipaggiamento.
Avyanna ha accesso a una vasta gamma di armi e armature che variano drasticamente in base alla classe scelta: aspettatevi imponenti spadoni per il Warmaster e bastoni intrisi di potere arcano per la Witch Queen. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica: l’interfaccia utente (UI) e la navigazione nei menù risultano purtroppo un po’ clunky e macchinose. Sebbene non sia un difetto tale da bocciare il sistema in toto, una maggiore pulizia e una struttura più snella avrebbero sicuramente giovato all’accessibilità, rendendo la gestione delle risorse meno tediosa.
Vi ritroverete spesso costretti ad abbandonare temporaneamente la trama per darvi al grinding
Dal punto di vista dei contenuti, Disciples: Domination è un titolo estremamente generoso, capace di tenervi impegnati per decine di ore senza troppi sforzi. La difficoltà standard non va sottovalutata: il gioco offre una sfida genuina che non perdona la superficialità. Se non imparerete a conoscere i punti deboli dei nemici e a padroneggiare le catene di effetti di stato, vi ritroverete presto costretti a mettere mano alle (per fortuna generose) opzioni di difficoltà per evitare frustrazioni.
Graficamente, il lavoro svolto da Artefacts Studio è decisamente gradevole. Nevendaar si presenta con ambienti vari e suggestivi: passerete da classici paesaggi medievaleggianti e idilliache fattorie a scorci quasi post-apocalittici, pesantemente deformati dalla magia selvaggia. Anche il bestiario è all’altezza della situazione, mettendovi di fronte a demoni imponenti, bestie magiche e i classici, ma mai banali, avversari umani. È proprio in questo mix di stili che risiede il fascino intramontabile del fantasy di Disciples.
Disciples: Dominator
Concludendo
Disciples: Domination è un titolo che vive di contrasti, un’opera che tenta con coraggio di tenere accesa la fiamma di un brand storico in un mercato ormai profondamente mutato. Da un lato abbiamo un comparto artistico ispirato, una gestione della capitale Yllian profonda e un sistema di combattimento tattico su esagoni che regala soddisfazioni immense a chi ama pianificare ogni singolo spostamento. Dall’altro, però, il gioco sembra quasi vittima della sua stessa eredità: la progressione piatta, ancorata a incrementi statistici più che a nuove abilità, e un grinding spesso eccessivo, rischiano di fiaccare l’entusiasmo anche del paladino più devoto.
La storia di Avyanna, pur partendo da premesse intriganti sulla fragilità del potere, finisce per sfumare in una narrazione poco memorabile, sorretta più dalle attività secondarie della mappa che da una scrittura davvero incisiva. È un titolo generoso, che offre decine di ore di gioco e una sfida autentica, ma che richiede anche una buona dose di pazienza per sorvolare su un’interfaccia a tratti macchinosa e sulla mancanza di una localizzazione in italiano.
Se siete fan storici della saga o cercate uno strategico fantasy solido che sappia mettervi alla prova, Nevendaar ha ancora molto da offrire. Se invece cercate dinamismo e una trama travolgente, potreste trovare il peso degli anni di questo brand un po’ troppo difficile da sostenere.

