Absolum – Fili del Destino: quando il roguelite incontra la leggenda | Recensione

Absolum – Fili del Destino: quando il roguelite incontra la leggenda | Recensione

Un’espansione che arricchisce il combattimento, amplia il mondo di gioco e rende ogni sconfitta solo l’inizio di una nuova sfida

DotEmu torna a mettere mano ad Absolum con l’aggiornamento Fili del Destino, riportando sotto i riflettori un roguelite uscito lo scorso autunno che ho avuto modo di affrontare solo di recente — e che, come spesso accade con questo genere, non ha perso tempo a ricordarmi quanto possa essere spietata la combinazione tra difficoltà elevata, progressione lenta e quella sottile frustrazione capace di trasformare anche il più paziente dei giocatori o delle giocatrici in un fiero oppositore del calendario gregoriano.

Ma al netto delle imprecazioni di rito, cos’è davvero Absolum? In sostanza, un curioso ibrido che intreccia la struttura iterativa del roguelite con l’anima ruvida e diretta del beat ’em up vecchia scuola: due mondi che, sulla carta, sembrano destinati a coesistere con fatica, ma che qui si scontrano generando un caos sorprendentemente coerente, fatto di combattimenti serrati, build in continua evoluzione e tentativi ripetuti che trasformano ogni sconfitta in un piccolo passo avanti.

Il tutto si inserisce nella terra devastata di Talamh, segnata da un cataclisma che ha consegnato il destino del mondo nelle mani del Re Sole Azra, nuovo sovrano assoluto dietro cui si muove l’inquietante Ordine Cremisi. E come da tradizione del genere — perché senza una ribellione non c’è vera avventura — saremo proprio noi a metterci di traverso, combattendo per Madre Uchawi utilizzando uno dei suoi quattro figli: il nano Karl, che ha sostanzialmente i pugni nelle mani (e un archibugio che male non fa); la misteriosa Cider, sospesa tra carne e ingranaggi; Brome, esile ma sorprendentemente determinato rospo antropomorfo Mowlai; e infine Galandra, fiera cavaliere di Yeldrin. Un cast eterogeneo che promette stili di gioco distinti e approcci differenti al combattimento, elementi fondamentali per sostenere la rigiocabilità richiesta da un titolo di questo tipo.


Absolum
Data d’uscita: 9 ottobre 2025
Piattaforma: PC, Xbox Series X | S, PS5
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: DotEmu
Publisher: DotEmu, Gamirror Games

La recensione è stata realizzata grazie al gentile supporto di DotEmu


Con Fili del Destino, dunque, la domanda diventa inevitabile: questo incontro tra nostalgia da sala giochi e struttura moderna riesce davvero a trovare un equilibrio convincente, oppure resta intrappolato in quella terra di mezzo dove le buone idee non bastano a sostenere l’esperienza sul lungo periodo? Prima di trarre conclusioni, vale la pena scendere ancora più a fondo tra le pieghe di Talamh e capire quanto questo aggiornamento riesca davvero a ridefinire il destino di Absolum.

Partiamo allora dal cuore pulsante dell’esperienza: la giocabilità. Come ogni roguelite che si rispetti, Absolum costruisce la propria struttura su una sequenza di livelli variegati, solo in parte generati proceduralmente, in modo da mantenere quel delicato equilibrio tra imprevedibilità e controllo autoriale necessario a sostenere sia la rigiocabilità sia la coerenza narrativa.

Un curioso ibrido che intreccia la struttura iterativa del roguelite con l’anima ruvida e diretta del beat ’em up vecchia scuola

Alcune sezioni restano infatti inevitabilmente fisse, funzionali allo sviluppo della trama e alla costruzione del mondo di gioco, mentre altre cambiano disposizione, nemici e ricompense, costringendo il giocatore ad adattarsi continuamente. Sul fronte dei controlli non troviamo particolari rivoluzioni: salto, attacco base e abilità speciale — diversa per ciascuno dei quattro figli di Madre Uchawi — costituiscono l’ossatura del combat system, a cui si affiancano schivata e parry, due meccaniche non semplicemente accessorie ma essenziali per sopravvivere in un mondo che non fa sconti e che punisce con decisione ogni errore di tempismo o lettura dello scontro.

La progressione segue un impianto piuttosto classico ma efficace: durante le spedizioni è possibile accumulare denaro, cristalli e riti utili ad avanzare nello skill tree del personaggio una volta concluso il livello. La sconfitta riporta al rifugio centrale, con la perdita di parte delle risorse raccolte — una scelta punitiva quanto basta per mantenere alta la tensione — ma tutto ciò che è stato sbloccato in modo permanente resta disponibile, trasformando ogni tentativo fallito in un passo concreto verso la run successiva. È il tipico ciclo del roguelite, fatto di cadute, piccoli miglioramenti e ostinata perseveranza: provare, fallire, potenziarsi… e riprovare ancora.

Absolum costruisce la propria struttura su una sequenza di livelli variegati

L’espansione Fili del Destino interviene proprio su questo loop introducendo le Ordalie Mistiche, un sistema di sfide endgame accessibile solo dopo aver completato l’avventura principale. Qui le regole vengono rimescolate in modo deciso: scontri serrati contro boss, orde di nemici sempre più aggressive e perfino prove pensate per la modalità multigiocatore ridefiniscono il ritmo delle partite, offrendo una nuova dimensione di sfida pensata per chi desidera spingere davvero al limite le proprie abilità.

Un’aggiunta che non si limita ad allungare artificialmente la longevità, ma prova piuttosto a dare un secondo respiro all’esperienza, trasformando la fine del viaggio nell’inizio di una prova ancora più impegnativa.

Un’ulteriore aggiunta significativa portata da Fili del Destino è rappresentata dai biomi corrotti, nuove aree esplorabili che si sbloccano soltanto dopo aver avuto la meglio sul Re Sole Azra, e che ridefiniscono in modo sensibile il livello di sfida complessivo. Avventurarsi in questi territori significa accettare uno scontro più duro, popolato da nemici sensibilmente più aggressivi e resistenti, ma anche accedere a ricompense di valore superiore, in un equilibrio rischio-beneficio che ben si inserisce nella filosofia del roguelite. A completare il pacchetto arrivano nuove skin estetiche, cavalcature aggiuntive e abilità inedite, oltre a un’arena PvP collocata direttamente nell’hub centrale, pensata per chi desidera mettere alla prova le proprie capacità contro altri giocatori dopo aver domato le insidie dell’avventura principale.

Un mondo che non fa sconti e che punisce con decisione ogni errore di tempismo o lettura dello scontro

Sul piano artistico, Absolum continua a distinguersi con uno stile grafico bidimensionale estremamente accattivante, caratterizzato da linee che richiamano apertamente la graphic novel e da personaggi dotati di una forte identità visiva. Il lavoro svolto sul comparto artistico merita senza dubbio un plauso: il mondo di gioco appare vivo pur nella sua natura 2D, con riflessi ben gestiti, animazioni convincenti e una cura del dettaglio che contribuisce a rafforzare l’immersione.

La colonna sonora accompagna adeguatamente le difficili run senza risultare particolarmente memorabile, ma svolge con efficacia il proprio compito di sostenere tensione e ritmo dell’azione. Presente la localizzazione italiana nei sottotitoli — assente invece il doppiaggio nella nostra lingua, mancanza che tuttavia pesa relativamente poco nell’economia generale dell’esperienza.

Vale la pena lasciarsi trasportare in questo viaggio, anche perché la componente narrativa acquista spessore proprio attraverso la ripetizione delle run, rivelando progressivamente nuovi dettagli del mondo e dei suoi protagonisti. Da segnalare infine la possibilità di affrontare l’avventura in cooperativa per due giocatori, sia in locale sia online: una modalità che cambia sensibilmente il ritmo degli scontri e aggiunge un ulteriore livello di coinvolgimento a un titolo già ricco di sfide.

Absolum – Fili del Destino

Recensione a cura di Amedeo Davit

Grafica
80%
Coinvolgimento
80%
Giocabilità
80%
Innovazione
75%

Concludendo

Fili del Destino rappresenta molto più di un semplice aggiornamento: è una naturale evoluzione dell’esperienza di Absolum, capace di espandere contenuti, profondità e rigiocabilità senza tradire l’anima dura e appagante del roguelite originale.
Tra nuove sfide, biomi corrotti, modalità aggiuntive e un comparto artistico che continua a brillare, il titolo riesce a mantenere viva quella sensazione di crescita costante che spinge a tentare “ancora una run”. Non tutto è perfetto — alcune dinamiche restano volutamente punitive e la colonna sonora non lascia un segno indelebile — ma l’equilibrio complessivo funziona, soprattutto se affrontato in cooperativa. È uno di quei giochi che non chiedono di essere finiti, ma di essere vissuti, sconfitta dopo sconfitta, fino a quando la padronanza prende il posto della frustrazione. E quando succede, ci si accorge che il vero destino non è arrivare alla fine… ma continuare a combattere.

78.8%

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