Despelote: un’autentica lettera d’amore al calcio – Recensione

Despelote: un’autentica lettera d’amore al calcio – Recensione

Il sogno dell’Ecuador di raggiungere la qualificazione al mondiale.

Negli anni, ho sempre seguito con attenzione i videogiochi dedicati al calcio, basti pensare ai vari FIFA o PES (ora non si chiamano più così, ma non fa niente) ma qualcosa come Despelote non mi era mai capitato. Il calcio come forma d’arte, lo sport inteso come amore, come un racconto, come un qualcosa di viscerale che entra nel cuore di ogni bambino che ha giocato al campetto della parrocchia (sbucciandosi anche le ginocchia).

Quei momenti, quell’infanzia, ci vengono raccontati da Julián Cordero in un racconto quasi autobiografico, in cui ognuno di noi può sicuramente trovare un punto in comune. Julián è un ragazzo dell’Ecuador che ha sempre amato il calcio, ci giocava al parco e lo guardava in TV: perché in Ecuador (così come in Italia) il “pallone” è una parte importante della propria cultura, nonostante gli scarsi successi nelle competizioni ufficiali.

La storia di Despelote è ambientata nel 2001, in un periodo meraviglioso dove in ogni angolo della nazione si respiravano i sogni e le ambizioni di una nazionale di calcio vicina alle qualificazione alla Coppa del Mondo (quella di Corea-Giappone del 2002). In questa esperienza narrativa indosseremo i panni di un ragazzino di 8 anni in una visuale in prima persona, in cui prenderemo a calci un pallone.

Aspettate, aspettate. Affermare questo potrebbe essere assai riduttivo: Despelote è un’intensa esperienza di circa 3 ore che punta alla nostalgia e ai sogni di un popolo.

Dimenticate i videogiochi di calcio tradizionali, quelli in cui bisogna pensare a una tattica ed essere particolarmente abili a segnare ogni singolo gol. Nossignore, qui non ci sono cross al centro dell’area e colpi di testa da calcio d’angolo, qui il calcio è vita ed è quello che respiri nelle varie strade di Quito, la città in cui Julián è cresciuto.

Un’infanzia che molti di noi hanno vissuto, a partire da quella partita a Tino Tini’s Soccer ’99 (un richiamo al ben più noto Dino Dini’s Soccer) condivisa con gli amici nel salotto di casa. Senza dimenticare la presenza dei vari giocattoli, di una sorellina che storce il naso quando le togliamo dal TV i suoi amati cartoni animati, o della mamma che ci rimprovera perché dovevamo fare i compiti invece di giocare.


Despelote
Data d’uscita: 01/05/2025 (Switch 13/01/2026)
Piattaforma: PS5, Xbox Series, PS4, XBO, PC, Switch
Versione recensita: Nintendo Switch
Sviluppatore: Julián Cordero, Sebastian Valbuena
Publisher: Panic

La recensione è stata realizzata grazie al gentile supporto di popagenda.


Un racconto autobiografico che, con tutta probabilità, sentirete vostro. Perché, come il sottoscritto, prendere a calci qualsiasi cosa avesse una forma sferica (e non) era una consuetudine, così come lo è stato per il nostro protagonista. L’obiettivo di questa esperienza è semplice quanto efficace: arrivare al cuore del “videogiocatore” con una dolcezza smisurata grazie a momenti di ordinaria vita vissuta.

Quello che si farà in Despelote non è segnare un semplice gol, nossignore, bensì correre, osservare e calciare il pallone. Anche un palloncino a una festa di compleanno diventerà un momento roseo per mettere a segno il nostro colpo migliore. E mentre ci si divertirà a farlo, sarà impossibile non notare il mondo che ci circonda, le varie conversazioni delle persone e guardare in qualsiasi TV di Quito le partite di qualificazioni calcistiche che ci portano alla gioia dell’Ecuador di quegli anni.

Una vera e propria perla videoludica!

A quanto pare, le conversazioni (giustamente in lingua spagnola) che si udiranno in gioco non sono state incise da doppiatori professionisti. Sembra che Cordero abbia chiamato appositamente i suoi parenti e gli amici per far registrare loro delle conversazioni assolutamente naturali, come quelle che si intrattenevano all’inizio degli anni 2000. Questo aspetto rende il gioco un’esperienza ordinaria, realistica e che trasporta il giocatore in un mondo più che autentico (nonostante si tratti di un videogioco).

In Despelote colpisce anche il senso artistico di Sebastián Valbuena grazie alla precisa tecnica di fotogrammetria: in questo modo ha potuto ricreare dei modelli 3D accurati e rendere la capitale dell’Ecuador più viva che mai. L’aspetto ancora più interessante è che tutto il contesto in cui ci muoveremo ricorda un vecchio filmato che sembra aver risentito l’effetto del tempo. Per intenderci, ho avuto la sensazione di (ri)vivere i ricordi del protagonista in maniera più intensa.

Un’esperienza come intima e dai tratti nostalgici

L’aspetto grafico è piuttosto semplice, ma non per questo non degno di nota. Lo stile leggermente stilizzato, con i protagonisti che risplendono di un bel bianco acceso, ci fanno vedere il mondo dagli occhi di un bambino pieno di ambizioni e che viveva la gioia calcistica in ogni momento della sua vita. D’altro canto, quando si è piccini, i discorsi dei genitori passano in secondo piano: e questo lo ricordiamo un po’ tutti.

Per tutta la durata del gioco, la storia viene raccontata da una voce esterna dello stesso Julián, per permettere un’immedesimazione senza eguali. Mi piace definire questa esperienza come intima e dai tratti nostalgici, un gioco ambientato in un contesto che forse molti di noi non conoscevano, così come la passione per il calcio che unisce questo Paese.

Poche meccaniche, questo è vero, e il gameplay è pressocché ridotto all’osso. Eppure, questa formula sembra molto interessante, soprattutto perché racconta una storia semplice quanto entusiasmante. Bisogna tuttavia mettere un punto: non è un videogioco adatto a tutti, e qualcuno potrebbe anche affermare che questo tipo di esperienze non sono dei veri e propri videogiochi.

Vorrei tuttavia dissentire su questo punto: chi ha detto che un videogioco debba essere solo scazzottate e momenti adrenalinici? Se il nostro medium preferito riesce a raccontare una bella storia, che male c’è a viverla senza troppi fronzoli? Del resto, ho terminato Despelote in una serata su Nintendo Switch, e devo dirvi che è la migliore piattaforma per godervi questo racconto.


Titolo recensione

Grafica
70%
Coinvolgimento
75%
Giocabilità
75%
Innovazione
80%

Concludendo

L’Ecuador alla fine è riuscito a qualificarsi ai mondiali del 2002, per somma gioia del popolo ecuadoriano (come se avessero vinto la Coppa del Mondo e hanno ragione). Un paese che ama il calcio in modo viscerale, raccontato in questa “fiaba” animata dai due creatori, donando punti di vista e momenti di vita che abbiamo vissuto un po’ tutti (anche se in Paesi diversi).
Tuttavia, chi non mastica perfettamente l’inglese (o non parla spagnolo) non potrà godersi Despelote a pieno, dato che il gioco non è stato sottotitolato in italiano, e questo è un peccato. In ogni caso, quest’opera è pregna di fascino ed assolutamente audace nelle sue quasi 3 ore di gioco: ci riporta indietro nel tempo e ci fa vivere, negli occhi di un bambino, il sogno calcistico (e di vita) di un’intera nazione.

75%

Leave a Comment

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *