Un’opera di archeologia animata e un ritorno al “197X”
Non mi capita certo tutti i giorni di fare un salto all’indietro nel tempo fino al 1999 per rispolverare i fantasmi dell’era PlayStation 1. Tanto meno mi succede di trovarmi tra le mani una di quelle storiche esclusive giapponesi che, all’epoca, non hanno mai visto la luce sul mercato europeo — quel genere di chicca da importazione che ai tempi richiedeva un misto di caparbietà, chip sulla console e una buona dose di immaginazione per superare la barriera linguistica.
È proprio da questo passato fatto di tubi catodici e riviste di settore che riaffiora 70s-style Robot Anime Geppy-X, un titolo tanto bizzarro quanto intriso di smisurata passione per il genere mecha. Originariamente, però, le cose non andarono affatto come sperato: all’uscita nei negozi giapponesi il gioco si rivelò un vero e proprio flop commerciale, finendo per galleggiare mestamente nel dimenticatoio dei titoli di nicchia spazzati via dalla rivoluzione del 3D imperante di fine millennio.
Chi l’avrebbe mai detto che a distanza di decenni avremmo visto questo folle esperimento tradotto e tirato a lucido per le piattaforme moderne?
Informazioni sul gioco
70s-style Robot Anime Geppy-X
Data d’uscita: 15/07/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series, XBO, Switch, Switch 2
Versione recensita: Nintendo Switch 2
Sviluppatore: Implicit Conversions
Publisher: Bliss Brain
La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da PR Hound e Bliss Brain che ringraziamo per il supporto.

Oggi, per una di quelle strane e bellissime magie della preservazione videoludica, il titolo è tornato tra noi. Grazie al lavoro congiunto di Implicit Conversions e Bliss Brain, il robotico tributo all’epoca d’oro di Go Nagai e Tatsunoko è finalmente sbarcato sui nostri sistemi contemporanei, trovando una dimora ideale sullo schermo di Nintendo Switch 2. L’operazione non si è limitata a un freddo “copia e incolla”: ci troviamo infatti di fronte a un adattamento arricchito da diverse migliorie tecniche che provano a smussare i segni del tempo.
Ma la domanda sorge spontanea: a quasi trent’anni di distanza da quel lontano 1999, ha davvero ancora senso indossare la tuta da pilota, accendere i motori a reazione e salire a bordo di questi giganteschi mecha d’acciaio? Mettetevi comodi, allacciate le cinture e scopriamolo insieme in questa recensione.



Il cuore pulsante dell’esperienza, oggi come allora, rimane fieramente intatto: 70s-style Robot Anime Geppy-X non è solo un videogioco, ma una viscerale, devota e spassosissima lettera d’amore all’animazione mecha giapponese degli anni ’70 (d’altronde, lo dice anche il nome!). La novità che scalderà immediatamente il cuore del pubblico nostrano, però, è l’abbattimento della barriera linguistica: questa nuova incarnazione vanta infatti, per la prima volta, i sottotitoli in italiano. Un lusso che nel 1999 noi europei potevamo solo sognare.
Ma è sotto il cofano – o meglio, dietro le quinte – che si consuma il vero miracolo di questa riedizione. Gli sviluppatori non si sono limitati a un pigro porting, ma si sono lanciati in una vera e propria impresa di restauro e archeologia dell’animazione. Sono andati a recuperare i master tape originali in formato Betacam, procedendo alla ri-scansione e al restauro certosino di oltre 8.000 cel (i disegni tradizionali) dell’anime integrato nel gioco.
Basta questo dettaglio per far percepire l’amore viscerale infuso nel progetto. Se avete un po’ di memoria storica, infatti, ricorderete bene i compromessi tecnici dell’era a 32 bit: nell’originale per PS1, la mole titanica di filmati costrinse gli sviluppatori a spalmare l’avventura su ben 4 dischi. Il risultato? Compressione estrema, una risoluzione francamente claustrofobica di 320×340 e un frame rate zoppicante a 15fps. Una combo che, a ripensarci oggi davanti ai nostri schermi moderni, fa quasi venire il mal di testa. Oggi, al contrario, possiamo finalmente godere di ogni esplosione e di ogni sequenza di trasformazione a 24 frame al secondo, riassaporando la fluidità cinematografica esattamente come era stata concepita dai creatori originali.
Tutto questo ben di Dio visivo è al servizio di una narrazione che è l’epitome assoluta del cliché. Attenzione, però: se agli occhi di un giocatore odierno una trama del genere può sembrare ridondante, quasi stucchevole, bisogna contestualizzarla. Nel 1999 (e per l’epoca che voleva omaggiare) ricalcare questi stilemi non era banalità, ma un tributo brillante e affettuoso a un immaginario collettivo potentissimo.
C’è amore viscerale infuso nel progetto
E quindi, come da manuale, la trama ci trasporta nel fatidico e misterioso “Anno 197X”. Senza alcun preavviso, la Terra viene messa in ginocchio da una forza ostile ed enigmatica che si fa chiamare Impero dei Demoni Cosmici. La loro arma di distruzione di massa? Un inarrestabile esercito di titaniche macchine da guerra dalle fattezze bestiali, tristemente note come le Bestie Spaziali. Il pianeta sembra spacciato, ma l’umanità ha un asso nella manica. In un non meglio precisato e top-secret Laboratorio di Robotica Spaziale, sperduto in Estremo Oriente, un team di scienziati aveva “casualmente” preparato un piano di contingenza «giusto nel caso fosse successa una cosa del genere». È l’ora degli eroi: viene schierata sul campo di battaglia l’arma definitiva, il nuovissimo e fiammante robot da combattimento trasformabile e componibile. Fate largo a Geppy-X.

Comunque sia, quando dico “lettera d’amore”, non sto usando la solita frase fatta da recensione o da contenuto social. Geppy-X non si limita a citare i classici del passato: finge letteralmente di essere una serie anime televisiva degli anni ’70, curando ogni singolo dettaglio formale con un’ossessione e una devozione maniacali.
L’esperienza non è strutturata come un semplice sparatutto a livelli, ma come una vera e propria stagione televisiva. Ci sono i finti riassunti delle puntate precedenti, gli eyecatch (i tipici stacchi pubblicitari a metà episodio), le anteprime dell’episodio successivo e, naturalmente, delle sigle d’apertura che definire epiche è un eufemismo, perché il cast musicale è da brividi.
Possiamo finalmente godere di ogni esplosione e di ogni sequenza di trasformazione a 24 frame al secondo
Gli sviluppatori non si sono accontentati di un motivetto anonimo, ma hanno ingaggiato due giganti assoluti dell’Anison (Anime Song): Isao Sasaki — la voce immortale di opere storiche come Goldrake e Getter Robot — e Hironobu Kageyama, l’energia pura dietro la sigla di Dragon Ball Z e pilastro dei JAM Project. Sentire la loro voce ruggire dalle casse mentre il mecha si compone sullo schermo fa venire la pelle d’oca.
Anche sul fronte dei personaggi e della scrittura, il gioco spunta con deliziosa ironia tutte le caselle dell’immaginario dell’epoca: troverete la classica generale malvagia che sbatte i pugni sul trono disperandosi per l’ennesimo piano mandata all’aria dal “maledetto Geppy”, o anche l’immancabile presenza del rivale mascherato, un palese e felicissimo omaggione a Char Aznable (Mobile Suit Gundam), pronto a trasmettere quel mix inconfondibile di fascino, mistero e minaccia.

L’intera operazione è, in fin dei conti, un gigantesco tributo al mito di Getter Robot. C’è anche una curiosità storica fantastica dietro tutto questo: l’allora Game Director Akira Yamato provò inizialmente ad acquisire i diritti ufficiali della saga di Go Nagai e Ken Ishikawa. Quando la trattativa non andò a buon fine, invece di arrendersi, Yamato incanalò tutta quella passione nella creazione di un universo originale che fosse, nell’anima, il più grande omaggio mai realizzato a quel filone.
La cosa pazzesca è come tutto questo si traduca nella struttura di gioco: l’avventura si apre con un’introduzione testuale, passa alla sigla cantata, prosegue con una sequenza animata e poi, finalmente, vi lancia nel vivo dell’azione. Ma la vera perla arriva quando completate il livello: parte una cutscene inedita, seguita dai veri e propri crediti di coda dell’episodio con tanto di canzone di chiusura!
Il cast musicale è da brividi.
Sono proprio queste trovate, questa dedizione totale nell’emulare un palinsesto TV di cinquant’anni fa, a far spuntare un sorriso a trent’anni dall’uscita del gioco. È la dimostrazione di un amore puro per la materia trattata, di quelli che nell’industria odierna si vedono purtroppo con il lanternino.
Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, 70s-style Robot Anime Geppy-X rimane fortemente ancorato alle sue radici arcade. Ci troviamo di fronte a un classico sparatutto a scorrimento orizzontale la cui meccanica regina risiede nella possibilità di alternare in tempo reale il nostro robot tra tre differenti configurazioni d’attacco, proprio come accadeva nelle celebri combinazioni di Getter Robot. I livelli scivolano via molto rapidamente e servono più che altro da antipasto per il vero piatto forte dell’esperienza, ovvero le numerose e scenografiche battaglie contro i boss.

Pur offrendo tre assetti visivamente e tatticamente distinti, va detto che il sistema di gioco non è così dinamico da costringere il giocatore ad adattarsi continuamente alle situazioni di scontro. Molto spesso finirete semplicemente per individuare la forma più efficace o affine al vostro stile e rimarrete legati a quella per gran parte dell’avventura.
Trattandosi di un tributo filologico all’universo mecha, verso la metà della campagna non poteva certo mancare l’inevitabile e glorioso upgrade di metà stagione. Non so se si possa considerare un vero e proprio spoiler per un titolo nato quasi trent’anni fa, ma a un certo punto assisteremo all’evoluzione del nostro gigante d’acciaio nel Geppy-XX, pronto a scatenare ancora più potenza di fuoco contro l’invasore spaziale. Guardando l’opera con gli occhi di oggi, non si può certo dire che ci si trovi davanti a un capolavoro assoluto della storia degli shmup. La formula è semplice e priva di particolari guizzi strategici, ma ha il grande pregio di farsi giocare dall’inizio alla fine con estrema piacevolezza, senza mai risultare ingiustamente frustrante.
Geppy-X nasconde una quantità di contenuti e segreti davvero notevole
A rendere l’esperienza ancora più godibile ci pensano le diverse migliorie Quality of Life introdotte dagli sviluppatori in questa riedizione. L’aggiunta dell’opzione per il fuoco rapido è una benedizione che evita di devastarsi le dita con il pulsare frenetico dei tasti, mentre la possibilità di salvare e ricaricare la partita in qualsiasi momento elimina ogni picco di difficoltà punitivo. Spicca poi la simpatica funzione di riavvolgimento temporale, utilissima non solo per correggere un errore fatale durante i combattimenti, ma persino per tornare indietro e godersi quegli stacchi pubblicitari fittizi che magari vi eravate persi per distrazione.
Se la singola run scivola via abbastanza in fretta, è sul fronte della rigiocabilità che il titolo sorprende maggiormente. Per scoprire tutto quello che il gioco ha da offrire c’è infatti parecchia carne al fuoco. Oltre ai diversi bivi narrativi e ai molteplici finali da sbloccare, la riedizione include infatti tre modalità extra di tutto rispetto: un’intensa Boss Rush per chi vuole affrontare i colossi in sequenza, una timeline alternativa che propone uno scenario “what if” del tutto inedito e varie varianti agli episodi classici. Insomma, dietro la sua natura apparentemente immediata, Geppy-X nasconde una quantità di contenuti e segreti davvero notevole, capace di trattenere a lungo chiunque abbia voglia di svisviscerarlo in ogni sua sfaccettatura.

Questa remastered è una vera e propria gemma di restauro, su questo non ci sono dubbi. Il lavoro svolto per riportare l’opera al suo splendore originale è stato eseguito in modo impeccabile e il titolo, nella sua veste nativa finalmente priva di compromessi, è oggi dannatamente bello da vedere. Intendiamoci: valutato puramente come sparatutto a scorrimento orizzontale non fa certo gridare al miracolo, ma se preso per quello che è realmente — un’esperienza multimediale totale e viscerale — Geppy-X si rivela qualcosa di semplicemente pazzesco. Ogni singola scena, ogni dialogo e ogni sequenza sono stati concepiti e realizzati con una dedizione fuori dal comune da un team di sviluppo che, all’epoca, arrivò letteralmente a ridursi sul lastrico pur di trasformare questa folle visione in realtà.
Fa sinceramente stravolgere il cuore pensare a come un atto d’amore così puro sia andato incontro a un tragico fallimento commerciale nel 1999, ma è proprio questo a rendere la sua riscoperta odierna ancora più poetica. Ora è finalmente giunto il momento di riaccendere i motori a reazione, allacciare le cinture e godersi questa avventura esattamente per come era stata immaginata dai suoi creatori. Se siete anche solo minimamente cresciuti a pane e robottoni giapponesi, fidatevi: vi innamorerete di questo titolo. Tra musiche cariche di adrenalina, cutscene spettacolari e un cast di doppiatori leggendario che vanta mostri sacri del calibro di Akira Kamiya — la voce storica di miti immortali come Kenshiro e Ryo Saeba di City Hunter — non avete davvero più scuse. È il momento di risalire a bordo del mecha!
70s-style Robot Anime Geppy-X è disponibile su console PlayStation, Xbox, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.
70s-style Robot Anime Geppy-X
Concludendo
70s-style Robot Anime Geppy-X non è semplicemente il recupero di un titolo di nicchia del 1999, ma un vero e proprio monumento alla passione per l’animazione robotica degli anni ’70.
Pur senza rivoluzionare le meccaniche del genere sparatutto, questa riedizione per Nintendo Switch 2 regala un’esperienza unica, travolgente e intrisa di pura nostalgia.
Se cercate stile, grande musica e un pizzico di sana follia d’altri tempi, salire a bordo del Geppy-X è quasi un dovere morale: non ve ne pentirete.

