The Occultist

The Occultist, un walking-puzzle-horror – Recensione

Un oscuro segreto verrà a galla

Quando The Occultist fu presentato, abbiamo capito da subito che c’era qualcosa di interessante, che non si trattava dell’ennesimo horror game fatto per inseguire un trend: a dimostrazione di questo c’è il fatto che il gioco, sviluppato da DALOAR, è stato pubblicato da Daedalic Entertainment, un publisher che non è di certo tra gli ultimi arrivati.

Nel complesso ci sono tutti gli elementi tipici dell’horror, per quanto non sia così chiaro se si tratti di un survival o di un’avventura horror. Solo giocandolo si riesce a capirne la vera natura che però potrebbe non accontentare tutti.

Vestiremo i panni di Alan Rebels, un “indagatore dell’incubo” (per far riferimento ad un esponente nazionale, Dylan Dog) che si ritroverà a lavorare per questioni familiari. Infatti è la scomparsa improvvisa del padre che lo porta nella desolata e misteriosa isola di Godstone, luogo dove è nato e vissuto nei primi anni di vita. 

E infatti, non appena metteremo piede sull’isola sarà chiaro come qualcosa non va, e ce lo suggeriscono i molti segnali che lasciano presagire a qualcosa di paranormale, probabilmente legato alla setta che negli anni ‘50 conduceva “esperimenti” a dir poco macabri. Ma più andremo a fondo, più verranno fuori dettagli raccapriccianti, legati in qualche modo anche a suo padre.

Con Alan ci sarà il suo fidato “pendolo”, capace non solo di svelare ciò che gli  occhi non vedono, ma anche di sfruttare arcani poteri che introdurranno nuove meccaniche nel gameplay nel corso dell’avventura. Saranno quattro in tutto, ma lasceremo a chi vorrà tuffarsi in questo mondo tetro il piacere di scoprirli: possiamo solo dirvi che si tratta di un “accessorio” davvero tuttofare.

La storia verrà dipanata dai personaggi (perlopiù non viventi) che incontreremo lungo il nostro cammino, ma anche dall’ambiente circostante, segnato inequivocabilmente da vicende fuori dell’ordinario. Man mano che sveleremo qualche dettaglio, lo appunteremo sul nostro taccuino (con tanto di disegni): questo servirà non solo a tenere traccia della cronologia degli eventi, ma anche a contestualizzarli in maniera più definita.

Diciamo che i dettagli “extra” sulla trama saranno perlopiù quelli ambientali, su cui il giocatore potrà soffermarsi o meno osservando ciò che lo circonda; questo perché la necessità di risolvere gli enigmi ci porterà praticamente a rovistare ovunque. Noi abbiamo impiegato circa 8-10 ore per terminare il gioco, ma molto dipenderà proprio da quanto gli enigmi vi metteranno alla prova: puzzle che, ahinoi, ben presto prenderanno il sopravvento su tutto.

Ebbene arriviamo a quello che rappresenta un po’ il fulcro del gioco e di conseguenza del nostro giudizio: il gameplay.

The Occultist si presenta come un “survival horror”, ma di fatto è un’avventura horror in prima persona che prova ad inserire elementi survival. E nel suo essere un’avventura, gli enigmi sono un aspetto troppo dominante, al punto che vanno a soffocare quanto di buono creato a livello di background e costruzione ambientale.
Se già ritrovarsi davanti a un gioco che punta più sulla narrazione che sull’azione può essere spiazzante per un videogiocatore che si aspettava (probabilmente) ben altro, il fatto che riducendo all’osso il nostro percorso passando da enigma ad enigma renda la sua natura confusionaria.

Una trama senza grossi colpi di scena o personaggi particolarmente memorabili

Di fatto Alan non attaccherà mai e negli sporadici incontri con i nemici, si troverà principalmente a scappare o schivare gli attacchi altrui, oppure a premere tasti in un quick time event. Che senso ha catalogarlo come survival o gioco d’azione? Quando sentiamo quella parola, il primo titolo che ci viene in mente è Resident Evil, in cui l’azione c’era, eccome. E sì, c’erano anche gli enigmi, ma per quanto centrali, venivano messi in secondo piano dall’atmosfera, dal carisma dei personaggi e della trama. Cosa che purtroppo non succede in The Occultist.

A proposito degli enigmi, tolta la ripetitività di alcuni di essi, non possiamo certo gridare al miracolo in quanto a originalità. Inoltre, ci costringeranno a girare in ogni dove per trovare gli elementi che ci occorrono per andare avanti.

Sicuramente non ci è sembrato di giocare ad un Survival Horror, ma non sarebbe nemmeno stato un grosso problema questo, visto che amiamo le avventure narrative; il fatto è che nel corso dell’avventura abbiamo avuto quasi la sensazione di trovarci in uno di quei giochi horror mobile, belli, ma fatti solo di enigmi. E questo purtroppo ha inficiato anche sul fattore della “paura”: per quanto gli sviluppatori abbiano inserito qualche “jumpscare”, e alcuni personaggi siano piuttosto spaventosi, nel corso dell’avventura si perde quella tensione tipica del genere.

Dal punto di vista tecnico/artistico, alti e bassi, senza eccedere in un senso o nell’altro: come detto, alcune zone sono davvero ben realizzate, ricche di dettagli, ma soprattutto capaci di rendere l’atmosfera dell’isola abbandonata.

Al contempo però (noi lo abbiamo giocato su PC, con una RTX 5070) oltre a qualche disastroso crash prima degli aggiornamenti di lancio, abbiamo comunque riscontrato una pesantezza generale, con le ventole del nostro sistema “sempre accese” e frame rate ballerino, il tutto dovuto probabilmente a una non perfetta ottimizzazione; ci sta, trattandosi del primo gioco del team di sviluppo, comunque relativamente piccolo.

L’accompagnamento musicale fa il suo lavoro, anche in questo caso senza nessun tema particolarmente degno di nota, se non la voce di Doug Cockle (doppiatore di The Witcher) che interpreta egregiamente il suo ruolo, pur facendoci venire troppo spesso alla mente il buon Geralt di Rivia.


The Occultist

Recensione a cura di Pasquale Lello

Grafica
74%
Coinvolgimento
60%
Giocabilità
70%
Innovazione
60%

Concludendo

Buona la prima… ma non troppo. The Occultist è un titolo piuttosto ambizioso, le basi artistiche, tecniche e narrative ci sono tutte, ma probabilmente viene penalizzato proprio da questo. Il suo voler essere a tutti i costi un “survival horror” potrebbe sviare i videogiocatori e lasciarli con l’amaro in bocca. E purtroppo la stessa sensazione potrebbero averla anche i puristi delle avventure: su un’isola dalle buone atmosfere horror, si sviluppa una trama senza grossi colpi di scena o personaggi particolarmente memorabili, il cui vero protagonista a lungo andare diventano gli enigmi.
Se amate l’horror potreste comunque dargli una chance, qualcosa di buono c’è, ma prima di approdare a Godstone, fareste bene ad abbassare le vostre aspettative.

66%

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