realm of ink

Realm of Ink – il sogno di diventare realtà – Recensione

Tra pennellate d’inchiostro e mitologia cinese: la recensione dell’affascinante roguelite d’azione che prova a raccogliere l’eredità di Hades.

Sicuramente Hades ha fatto scuola, e negli ultimi anni si è letteralmente moltiplicata la voglia dei giocatori e delle giocatrici di tutto il mondo di immergersi in esperienze adrenaliniche simili. È un genere che vive di un loop assuefacente: varcare mondi sempre diversi, potenziarsi a ogni morte e cercare di spingersi sempre un passettino più in là per abbattere il grande cattivo di turno.

Ed è esattamente per questo motivo che, a un primissimo acchito, Realm of Ink — l’intrigante opera sviluppata da Leap Studio in collaborazione con Maple Leaf Studio — sembra attirare così tanto lo sguardo. Le somiglianze iniziali e superficiali con quel celeberrimo capolavoro roguelite sono palesi, e a tutti gli effetti il gioco non fa nulla per nascondere queste dinamiche in comune. Ma sotto le pennellate, forse, c’è di più.


Realm of Ink
Data d’uscita: 28/05/2026
Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X | S, PC
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Leap Studio
Publisher: 4Divinity

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da 4Divinity che ringraziamo per il supporto.


La premessa narrativa di Realm of Ink è senza dubbio uno dei suoi punti di forza maggiori. Interpreteremo Red, che non è un’eroina classica, ma letteralmente un personaggio immaginario che vive all’interno di un libro. Red si “sveglia”, diventando di fatto autocosciente e scoprendo una verità tipica di queste storie: la sua intera vita, le sue tragedie e il suo destino sono stati dettati da qualcun altro, intrappolati in quelle pagine. L’intero scopo del gioco diventerà quindi un’agguerrita lotta per la libertà, un tentativo disperato di fuggire nel nostro mondo per svelare la verità sulla propria esistenza e spezzare i vincoli del fato.

Red è una spadaccina provetta, fulminea e letale, che porta con sé lo spirito e l’agilità di un animale mitologico tanto caro al folklore e alla mitologia cinese: la Volpe. Ma la varietà non manca di certo, perché nel corso della storia avremo l’opportunità di variare approccio e prendere il controllo di ben 3 personaggi giocabili totalmente diversi. Oltre a Red troviamo Wang Ding, il brutale cacciatore di incubi e Ning Ye, l’imponente e misterioso giudice Volpe.

La premessa narrativa di Realm of Ink è senza dubbio uno dei suoi punti di forza maggiori.

Prima di addentrarci in questa recensione e vedere se Realm of Ink abbia davvero azzeccato o meno il suo bersaglio, togliamoci subito il proverbiale dente e facciamo una comunicazione di servizio. Attualmente il gioco non supporta in alcun modo la lingua italiana. Sebbene gli sviluppatori abbiano promesso di inserirla in un futuro update per venire incontro alla community, al momento dovrete farvi bastare l’inglese (o l’audio originale). Un piccolo scoglio, insomma, se volete godervi appieno una trama così meta-narrativa e stratificata.

Iniziamo dalla componente narrativa, che funge chiaramente da motore scatenante per l’intera avventura ma che, a conti fatti, non riesce a raggiungere la profondità e lo spessore dell’intreccio a cui Hades ci ha abituati. Il titolo attinge a piene mani dalla letteratura classica cinese, prendendo forte e dichiarata ispirazione da opere tradizionali come il LiaoZhai Zhiyi(I racconti fantastici dello studio Liao). L’idea di base è innegabilmente affascinante: i personaggi, intrappolati in un ciclo di morte e rinascita, realizzano progressivamente di essere nient’altro che inchiostro su carta, mere figure fittizie all’interno di un libro. Tuttavia, per quanto questa intuizione meta-narrativa sia intrigante, il suo sviluppo tende a rimanere un po’ in superficie, faticando a creare un legame emotivo profondo con il giocatore o la giocatrice.

Poco male, però, perché ci pensa il gameplay a sopperire agli zoppicamenti del comparto narrativo, e lo fa senza particolari problemi. Era facile cadere nella trappola del plagio, eppure ogni singolo elemento di Realm of Ink risulta abbastanza unico e curato da non farlo mai sembrare una banale e pigra copia del capolavoro di Supergiant Games. Il combat system è fluido, reattivo e restituisce un’ottima sensazione pad alla mano, richiedendo la giusta dose di riflessi e strategia.

Realm of Ink risulta abbastanza unico e curato

A impreziosire il tutto interviene un comparto artistico di innegabile pregio. Lo stile visivo, che emula la morbidezza e i contrasti della pittura a inchiostro, si sposa alla perfezione con l’ambientazione. È particolarmente apprezzabile la scelta del team di sviluppo di esplorare a fondo i motivi e le atmosfere della mitologia cinese, restituendo un mondo visivamente coerente, suggestivo e ricco di fascino.

Dal punto di vista strutturale, il gioco adotta l’ormai collaudata dinamica del genere: ogni volta che Red cade in battaglia, si risveglia alla Locanda della Volpe Spirituale (Spirit Fox Inn). Questo hub centrale, gestito dall’accogliente Miss Ching, funge da porto sicuro dove poter tirare il fiato tra una run e l’altra, sbloccare potenziamenti permanenti e interagire con il mondo circostante.

Qui emerge un altro aspetto positivo del titolo: Realm of Ink mette in campo una discreta varietà di personaggi non giocanti, tutti supportati da un buon roster di doppiatori che conferiscono un’anima ben definita a ogni NPC. Ed è proprio ascoltando l’ottimo lavoro svolto sul doppiaggio originale che sale un pizzico di frustrazione. Sapere che l’esperienza è accompagnata da buone performance vocali rende ancora più triste ricordare l’assenza di una localizzazione in lingua italiana, un ostacolo che sicuramente limiterà la fruizione della lore per molti giocatori del nostro Paese.

Lo stile visivo, che emula la morbidezza e i contrasti della pittura a inchiostro, si sposa alla perfezione con l’ambientazione

Lato gameplay, il titolo spinge con prepotenza l’acceleratore sulla personalizzazione. Potremo costruire le nostre “run” scegliendo tra 9 armi uniche (tra cui spiccano la Spada Scarlatta, le Lame Gemelle dell’Ombra e la Lama dell’Aura Azzurra). Come ogni buon roguelite che si rispetti, l’evoluzione passerà dai potenziamenti, e qui entrano in gioco oltre 20 speciali “gemme d’inchiostro” (come l’inchiostro ardente, maledetto o draconico). Queste andranno a stravolgere le nostre mosse, permettendoci di creare build distruttive che riempiranno lo schermo di spettacolari effetti visivi a pennellate. Aggiungeteci un sistema di deliziosi animaletti d’inchiostro da compagnia che si trasformano e ci aiutano in battaglia in base alle gemme che abbiamo equipaggiato, e il caos è servito.

Il nucleo del ciclo di gioco (il core loop) adotta una formula tanto classica quanto funzionale. Ogni tentativo ci vede guidare Red di stanza in stanza, con l’obiettivo di ripulire le aree da tutti i nemici presenti per poter proseguire. A differenza di titoli che propongono mappe ramificate da studiare in anticipo (alla Slay the Spire, per intenderci), qui l’avanzamento è più istintivo: al termine di ogni scontro ci troveremo di fronte a dei bivi, dove la scelta della stanza successiva è dettata esclusivamente dalle ricompense visualizzate sulle porte d’uscita.

Tra i vari premi proposti, l’Argento (Silver) rappresenta l’opzione onnipresente, offerto in abbondanza sia singolarmente che in coppia con Elisir o Perk. Questa frequenza è un bene, poiché l’Argento è la linfa vitale dell’economia di gioco. Si tratta della valuta fondamentale necessaria per potenziare i propri Inchiostri, acquistare nuovi potenziamenti passivi e consumare provvidenziali piatti di cibo capaci di ripristinare la salute e garantire buff temporanei. Fortunatamente, il gioco offre la possibilità di spendere i propri sudati risparmi in apposite aree negozio che si presentano sempre con grande puntualità subito prima degli scontri più ostici, ovvero prima di ogni mini-boss e dei veri e propri boss di fine livello.

Una nota di merito per la rigiocabilità va dedicata al post-game. Nel momento in cui riuscirete a portare a termine con successo una run, il gioco ricompenserà i vostri sforzi sbloccando una modalità infinita. Non si tratta però di un semplice riavvio dell’avventura: questa Endless Mode si struttura come una vera e propria modalità orda che “fotografa” la vostra configurazione vincente. Sarete infatti gettati in un’arena a ondate mantenendo intatta la forma esatta di Red con cui avete appena trionfato, conservando tutti gli elisir, i perk e le abilità attive accumulate in quella specifica run. Un ottimo banco di prova per testare i veri limiti delle vostre build più riuscite.

Realm of Ink è disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch.


Realm of Ink

Amedeo Davit

Grafica
80%
Coinvolgimento
80%
Giocabilità
70%
Innovazione
70%

Concludendo

Per tirare le somme, Realm of Ink è un roguelite d’azione solido e visivamente affascinante, che pesca a piene mani dal folklore e dall’arte pittorica cinese per confezionare un’estetica pregevole e un sistema di combattimento fluido. L’ispirazione ad Hades è palese, e la componente narrativa — pur partendo da premesse meta-letterarie molto intriganti — non raggiunge le medesime vette di eccellenza. Tuttavia, il titolo di Leap Studio non si limita a essere un mero clone: riesce a ritagliarsi una propria identità grazie a un gameplay reattivo, a un sistema di potenziamenti basato sull’inchiostro davvero divertente da sperimentare e a meccaniche collaudate che raramente risultano frustranti. La totale assenza della lingua italiana rappresenta un indubbio ostacolo, ma se riuscite a superare questa barriera e cercate un titolo capace di tenervi incollati allo schermo a suon di combo e schivate, Realm of Ink saprà regalarvi diverse ore di puro intrattenimento.

75%

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