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Peppered: an existential platformer, eroe controvoglia – Recensione

L’epopea tragicomica dello stagista eroe: quando il platforming incontra la commedia dell’assurdo.

Navigando nel mare magnum delle produzioni indipendenti capita spesso di imbattersi in progetti insoliti, ma pochi riescono a stuzzicare la curiosità al primo impatto come Peppered, singolare opera firmata dal team di Mostly Games. Il titolo si autodefinisce senza troppi giri di parole un “platform esistenzialista”. Ma da dove nasce un’etichetta apparentemente così pretenziosa e bizzarra?

Tutto parte da una premessa narrativa tanto cinica quanto geniale: cosa accadrebbe se un insignificante stagista d’ufficio,proprio la mattina del suo cruciale colloquio di lavoro, decidesse che spetta proprio a lui farsi carico del destino di tutti e salvare il mondo?

Se vi aspettate la classica parabola dell’eroe celebrato dalle masse, siete completamente fuori strada. Scegliendo di intervenire, la società risponde nel modo più brutale possibile: bollandovi all’istante come un pericoloso terrorista e sguinzagliandovi alle calcagna l’intera popolazione in una caccia all’uomo senza quartiere.


Tra bivi morali,salti di precisione, una pesante dose di paranoia e riflessioni filosofiche sui massimi sistemi (e sulla precarietà moderna),sarà riuscita questa eccentrica proposta a fare breccia nel nostro cuore di videogiocatori? Mettetevi comodi, sistematevi la cravatta e scopriamolo insieme nella nostra recensione!


Peppered: an existential platformer
Data d’uscita: 07/04/2025
Piattaforma: PS5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
Versione recensita: PS5 Pro
Sviluppatore: Mostly Games
Publisher: Mostly Games

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Mostly Games e Black Soup che ringraziamo per il supporto.


Il mondo imbastito da Mostly Games per Peppered affonda le proprie radici in un paradosso narrativo tanto affascinante quanto grottesco: il Dio della Morte è stato rinchiuso in catene, rendendo l’intera popolazione de facto immortale. Nel bene e, soprattutto, nel male.

Per preservare all’infinito questo presunto “paradiso” terreno privo di trapasso, la tradizione impone che ogni anno l’Eroe dei Viventi compia una solenne processione per consegnare una nuova stella alla prigione della divinità decaduta. Un rito consolidato, apparentemente semplice e privo di imprevisti… almeno fino allo scoccare del centesimo anniversario dell’imprigionamento, quando l’eroe designato sparisce misteriosamente nel nulla senza lasciare la minima traccia.

Se vi aspettate la classica parabola dell’eroe celebrato dalle masse, siete completamente fuori strada.

Mentre qualunque altra produzione avrebbe probabilmente popolato questo scenario con un classico cast di esseri umani o elfi tormentati, Mostly Games ha deciso di abbracciare una filosofia di world building del tutto anarchica, riassumibile con le loro stesse, spassose parole: “roba completamente a caso”.

È proprio in questo glorioso non-senso che il titolo trova la sua vera anima. Tra le strade e gli uffici di questa società immortale farete la conoscenza di uomini-pesce, caproni antropomorfi, coccodrilli in doppiopetto, donne d’affari con un occhio solo alla guida di multinazionali, rane nei panni di seriosissimi anchorman del telegiornale e persino tori che sfrecciano a bordo di carrelli della spesa. Fantastico.

A dare forma a questo delirio c’è una pixel art all’apparenza canonica, ma messa al servizio di un design dei personaggi volutamente strambo e non convenzionale, un contrasto visivo che si sposa a meraviglia con il sottotesto grottesco ed esistenzialista dell’opera.

Pur senza ambire a traguardi tecnici fotorealistici, Peppered trabocca di carisma da ogni singolo pixel: a fare la differenza è la straordinaria cura riposta nelle animazioni, costantemente caricate all’eccesso, teatrali e viscerali, capaci di regalare a ogni bizzarro comprimario un’espressività e una scintilla vitale contagiose.


Comunque sia, impugnato il pad, tocca subito togliersi il dente dolente: Peppered non presenta alcuna localizzazione in lingua italiana. Una doccia fredda che inevitabilmente taglierà fuori chi non mastica l’inglese,specialmente in un titolo così denso di dialoghi serrati, giochi di parole e bivi narrativi. È una realtà amara con cui il mondo delle produzioni indipendenti ci mette spesso a confronto: per micro-studi con budget ridotti all’osso, adattare un’opera nella nostra lingua rappresenta un costo proibitivo,  relegando il mercato italiano a una nicchia che purtroppo non tutti possono permettersi di esplorare.

Peppered trabocca di carisma da ogni singolo pixel

Superato questo scoglio linguistico, sul piano dei controlli nudi e crudi il titolo punta tutto sulla massima essenzialità. Niente alberi delle abilità labirintici o combinazioni chilometriche di tasti: la mappatura si affida al classico movimento orizzontale, un salto, la possibilità di abbassarsi, uno scatto e una planata.

Questa pulizia dei comandi rinforza l’idea che la comicità e la messa in scena siano le vere regine dell’esperienza. Le risposte agli input risultano estremamente scattanti e piacevoli, impreziosite da animazioni elastiche che restituiscono un grande senso di dinamismo a ogni manovra. Il fulcro del divertimento non sta nell’imparare a memoria complessi moveset, bensì nel vedere come Mostly Games riesca a piegare questa manciata di azioni basilari attorno alle situazioni più demenziali che la mente umana possa concepire,come quando decide di trasformare spericolate corse a bordo di carrelli della spesa in una delle sue meccaniche di spostamento principali.

Il platforming esprime il meglio di sé proprio quando si fonde a doppio filo con il sistema a bivi e conseguenze. Se nelle prime battute ci si muove scivolando goffamente sui pavimenti lucidi dell’ufficio a bordo di rumorose sedie con le ruote,le decisioni prese possono stravolgere del tutto le modalità di movimento. In una specifica diramazione narrativa, ad esempio, ci siamo ritrovati catapultati cinquant’anni nel futuro, intenti a convertire un furioso button mashing in pochissimi centimetri di avanzamento su una traballante sedia a rotelle per anziani.

Potrebbe sembrare una gag isolata e fine a se stessa, ma la formula funziona perché Peppered non tradisce mai la sua squisita follia. Le sezioni si susseguono a ritmo incalzante chiedendoci di strisciare mimetizzati sul pavimento tra i cassonetti insieme a un senzatetto, tuffarci dentro frigoriferi industriali per scampare a ondate di calore letali o nasconderci in piscine di palline colorate per eludere le attenzioni di aggressive mamme-uccello. Una comicità brillante e surreale, capace di inventare problemi assurdi e risolverli con soluzioni di gameplay ancor più ridicole.

Peppered: an existential platformer è disponibile su PS5, Xbox Series, Xbox One, Nintendo Switch e PC.


Peppered: an existential platformer

di Amedeo Davit

Grafica
80%
Coinvolgimento
85%
Giocabilità
75%
Innovazione
80%

Concludendo

Peppered è una delle produzioni indipendenti più fresche, genuine e spassosamente anarchiche in cui vi capiterà di imbattervi. Il team di Mostly Games non punta a stupire con virtuosismi tecnici o un sistema di salto millimetrico da puristi del platform, ma sceglie con coraggio di mettere ogni singola riga di codice al servizio della comicità, dell’assurdo e di un sottotesto satirico ed esistenzialista incredibilmente a fuoco.
Le animazioni cariche di verve, il carisma debordante di un cast di comprimari surreale e la genialità con cui le meccaniche di movimento mutano a seconda delle scelte del giocatore rendono l’avventura un susseguirsi continuo di trovate memorabili. La totale assenza della lingua italiana rappresenta un dazio pesante da pagare per una commedia interattiva così fitta di testi e battute, ma per chiunque mastichi l’inglese e cerchi un’esperienza fuori dagli schemi, capace di strappare risate autentiche e far riflettere sui paradossi della modernità, il viaggio di questo improbabile stagista è una chicca da non lasciarsi sfuggire.

80%

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