Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition – Recensione

Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition – Recensione

Un restauro rispettoso per un classico imperfetto, dove il divertimento di coppia vince sui segni del tempo.

Nel panorama videoludico odierno, fatto sempre più di remake, remaster e operazioni nostalgia, c’è un nome che ricorre con una frequenza quasi rassicurante: Aspyr Media. Ormai li conosciamo bene, sono diventati una sorta di “necromanti” buoni del medium, specialisti nel prendersi cura di vecchie leggende per riportarle sui nostri schermi moderni. Sappiamo perfettamente che sono ancora al lavoro – tra smentite, ritardi e speranze mai sopite – sul tanto atteso remake di Knights of the Old Republic, ma nel frattempo non se ne sono di certo stati con le mani in mano. A sorpresa, infatti, hanno da poco tirato fuori dal cilindro una perla che in molti credevano perduta nei meandri della settima generazione di console: stiamo parlando di The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition.

Uscito originariamente nell’ormai lontano 2011 e sviluppato dai talenti di Snowblind Studios, questo titolo rappresenta un vero e proprio colpo al cuore per chi, due generazioni fa (in piena era PS3 e Xbox 360), macinava ore su ore a caccia di orchi. All’epoca, il gioco fu letteralmente amato alla follia dagli appassionati del fantasy e, soprattutto, dai devoti dell’universo di J.R.R. Tolkien. Non si trattava infatti del solito tie-in frettoloso, ma di un bellissimo action-RPG cooperativo capace di portarci a esplorare un fronte della Guerra dell’Anello affascinante e brutale: quello settentrionale, lontano dai comodi riflettori della Compagnia dell’Anello.

War in the North metteva sul piatto un’offerta ludica al tempo irresistibile. Era denso di battaglie esaltanti, governato da un gameplay crudo e senza compromessi – dove i fendenti lasciavano segni fin troppo tangibili sui corpi dei nemici – e ricolmo di tutto il lore della Terra di Mezzo che amiamo. A impreziosire il tutto c’era un comparto artistico oscuro e sporco, con un’estetica visiva e sonora che sembrava presa di peso dai bozzetti originali del magico trittico cinematografico di Peter Jackson.

Oggi, riproposto in questa veste tirata a lucido da Aspyr, si pone davanti al difficile tribunale del videogiocatore moderno. Riuscirà l’opera di Snowblind Studios, a ben 15 anni dal suo debutto, a rivelarsi ancora un’esperienza affascinante e in grado di reggere il peso inesorabile del tempo? La nostalgia sarà l’unico collante di questa riedizione, o sotto l’armatura batte ancora il cuore di un grande gioco? Preparate le asce, incoccate le frecce e affilate le spade: scopriamolo insieme nella nostra recensione!


The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition
Data d’uscita: 11/08/2026
Piattaforma: PS5, Xbox Series, Steam
Versione recensita: PS5
Sviluppatore: Aspyr Media
Publisher: Aspyr Media

La recensione è stata realizzata grazie a un codice digitale gratuito fornitoci da Sandbox Strategies e Aspyr Media che ringraziamo per il supporto.


Mettiamo subito le cose in chiaro: se da questa Legacy Edition vi aspettavate un total remake, capace di stravolgere le fondamenta del gioco, resterete probabilmente delusi. Quello compiuto dai ragazzi di Aspyr Media è, piuttosto, un restauro certosino e rispettoso del materiale d’origine. Questa remaster include i doverosi e graditi upgrade tecnici del caso, offrendo una risoluzione superiore e al passo coi tempi, un framerate finalmente solido e rialzato, e un pacchetto di texture molto più dettagliate e nitide che spazzano via la “foschia” della settima generazione. E, a voler essere del tutto onesti, il comparto tecnico e artistico del titolo è invecchiato incredibilmente bene, conservandosi quasi per magia… esattamente come Bilbo Baggins al suo centoundicesimo compleanno!

Ma facciamo un piccolo passo indietro per i neofiti: dove ci troviamo, e soprattutto, cosa dobbiamo fare in War in the North? La cornice narrativa è una delle trovate più intelligenti mai viste in un tie-in tolkieniano. Mentre il grande Occhio è distratto dagli eventi a Sud, e Frodo e Samwise intraprendono il loro disperato viaggio verso il Monte Fato, una nuova e inedita Compagnia deve sorgere per difendere i confini settentrionali. Il nostro obiettivo sarà quello di braccare e sconfiggere Agandaûr, un letale e oscuro Númenóreano Nero, spietato servitore di Sauron, che ha radunato un’immensa armata di orchi e mostruosità varie tra le tetre rovine di Fornost.

Per sventare questa minaccia senza precedenti, il gioco ci mette ai comandi di un trio di protagonisti tanto inedito quanto perfettamente amalgamato. Al centro dell’azione troviamo Eradan, un Ramingo Dúnedain letale e silenzioso, specializzato nello stealth e in una precisione chirurgica con arco e spada; Andriel, l’elegante Maestra del Sapere Elfica, pilastro fondamentale per il supporto del team grazie alle sue indispensabili cure magiche e ai devastanti incantesimi ad area (AoE); e infine Farin, un Campione Nanico la cui resistenza inscalfibile da puro tank si sposa a una brutalità devastante negli attacchi corpo a corpo.

Tutto questo si traduce in un gameplay che dà il suo meglio nell’esaltante Co-op: potrete infatti affrontare l’intera campagna insieme a due amici, sia online che – tenetevi forte, perché oggi è una rarità – in una gloriosa modalità cooperativa in split-screen locale, ma ne parliamo a breve. La sopravvivenza del vostro gruppo, e con essa il destino dell’intera Terra di Mezzo, dipenderà in modo assoluto dalla vostra capacità di fare squadra, sfruttando e concatenando con intelligenza le abilità uniche dei tre eroi.

Come stavo dicendo, sul fronte del gameplay e dell’esperienza pad alla mano, è impossibile non stendere un tappeto rosso per la modalità multiplayer locale. In un’era videoludica in cui lo split-screen da divano è diventato una specie in via d’estinzione, impugnare due controller, sedersi accanto a un amico e affettare orchi in tempo reale è un piacere rinfrescante che funziona ancora incredibilmente bene. Anzi, possiamo dirlo senza troppi peli sulla lingua: la cooperativa “vecchia scuola” rappresenta a mani basse uno dei punti di forza più travolgenti dell’intera produzione, capace di regalare un divertimento genuino che non ha risentito minimamente del passare degli anni.

Questo affiatamento in-game diventa ancora più prezioso se si considera che la narrazione non ha subito alcun tipo di espansione o rimaneggiamento: la storia è esattamente quella che ricordavamo, senza aggiunte o contenuti inediti. Con una longevità che si attesta in meno di quindici ore, la campagna si lascia portare a termine con estrema fluidità, offrendo la giusta dose di intrattenimento senza mai rischiare di allungare inutilmente il brodo. C’è spazio anche per qualche sidequest più ostica e impegnativa del previsto, ma niente che un gruppo ben affiatato non possa superare con un po’ di coordinazione.

Certo, dal punto di vista meramente narrativo, la trama rimane un’opera “senza infamia e senza lode”. Non aspettatevi i picchi emotivi dei testi tolkieniani o l’epicità cinematografica della trilogia principale; il racconto fa il suo dovere di mero pretesto per l’azione, impreziosito qua e là da qualche gustoso cameo di volti iconici come il saggio Gandalf. Alla fine dei conti, War in the North non ha mai preteso di riscrivere la storia del fantasy, ma di darci un motivo valido per affilare le lame insieme a un compagno d’avventure.

Se dobbiamo trovare il vero tallone d’Achille di questa riedizione, questo risiede senza dubbio nell’intelligenza artificiale, rimasta purtroppo ancorata agli standard — non proprio eccelsi — del 2011. Aspyr Media non ha profuso alcuno sforzo per migliorare la reattività dei bot, rendendo questa Legacy Edition più un porting diretto impreziosito da qualche gradito ritocco alla quality of life che una vera e propria rielaborazione meccanica. Non che sia un male, ovviamente: solo che, dato il peso di questa proprietà intellettuale, mi sarei aspettato un impegno leggermente superiore nel riproporlo nel 2026.

Tra queste migliorie si segnala la possibilità di effettuare lo swap tra i tre protagonisti in maniera decisamente più fluida e immediata durante la partita, sebbene questa opzione sia rimasta confinata al single-player e preclusa durante le sessioni in multiplayer online. Un’aggiunta comunque comoda, perché il sistema di combattimento offre ancora un’ottima varietà tattica. Ciascun eroe vanta una propria opzione per lo scontro a distanza — Eradan punisce i nemici con l’arco, Farin scaglia dardi di balestra e Andriel domina il campo con le sue scariche di energia magica — supportata da un albero delle abilità decisamente ricco e appagante, dove ogni punto speso sblocca nuove combo e opzioni offensive.

Sulla carta, la sinergia di squadra è perfetta: Farin è progettato per fare da tank e incassare i colpi, Andriel gestisce il supporto e le cure per la squadra, mentre Eradan si muove agilmente tra il corto e il medio raggio per infliggere danni critici. Quando tre giocatori umani collaborano rispettando queste dinamiche, gli scontri con le orde di orchi scivolano via che è un piacere, regalandoci una danza tattica di rara soddisfazione. Il problema emerge con prepotenza quando si gioca in solitaria: l’IA dei compagni di squadra non dimostra alcuna consapevolezza del proprio ruolo, portando i bot a lanciarsi a testa bassa nel mucchio in modo del tutto sconsiderato, a prescindere dal tipo di armatura equipaggiata o dalle abilità a disposizione. Un limite storico che questa remastered sceglie di non correggere, lasciando il gioco in singolo un gradino sotto rispetto all’esperienza cooperativa.

Un plauso speciale va speso per il comparto audio, che riesce a catapultare immediatamente il giocatore nelle giuste atmosfere della Terra di Mezzo. Le musiche sono incredibilmente accattivanti e avvolgenti, attingendo a piene mani dal respiro epico della leggendaria colonna sonora cinematografica per accompagnare con la giusta carica ogni fendente ed esplosione di magia.

Ma la vera chicca per i nerd più attenti risiede nel lavoro svolto sul doppiaggio. Sul fronte italiano ritroviamo la presenza di veri e propri giganti del settore: voci iconiche come quelle di Niseem Onorato (voce di Legolas nel gioco) e Fabrizio Pucci (doppiatore di Aragorn), che regalano un livello di recitazione eccellente e un forte senso di familiarità.

Se invece preferite giocare in lingua originale, vi attende una curiosità davvero fantastica: nel cast inglese figurano due mostri sacri del doppiaggio come Laura Bailey e Liam O’Brien nel ruolo di due elfi. Ascoltando la loro recitazione oggi, è impossibile non cogliere una clamorosa somiglianza con le voci di Vex e Vax, i celebri gemelli di The Legend of Vox Machina… un cortocircuito nostalgico ed esilarante se si pensa che lo show animato di Dungeons & Dragons nato da Critical Role sarebbe arrivato soltanto molti anni dopo!

Antonio ArmentoMultiverseAntoModifica profilo

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition è disponibile in digitale su PlayStation 5, Xbox Series e PC


The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition

di Amedeo Davit

Grafica
70%
Coinvolgimento
75%
Giocabilità
75%
Innovazione
60%

Concludendo

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition si conferma un’operazione nostalgica genuina che sa esattamente a chi rivolgersi. Aspyr Media non ha preteso di reinventare la ruota, restituendoci un classico dell’era PS3/Xbox 360 con la dovuta pulizia grafica e tecnica, pur portandosi dietro qualche ruga di troppo, prime tra tutte le amnesie dell’intelligenza artificiale nei match in solitaria.
Se cercate una rivoluzione meccanica o una trama da premio Oscar, potresti rimanere parzialmente delusi; ma se avete un amico fidato al vostro fianco, un paio di controller e la voglia di esplorare gli angoli più remoti della Terra di Mezzo macellando orde di orchi, la formula targata Snowblind Studios sa ancora divertire come poche altre. Un gradito ritorno dal passato che, tra imperfezioni storiche ed pura adrenalina cooperativa, merita decisamente una chance.

70%

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