Fino a che punto può spingersi un padre per l’amore della figlia?
Quando vengo a conoscenza di nuovi progetti videoludici, soprattutto quelli in cui si punta fortemente sul fattore emotivo, ne rimango (spesso e volentieri) piacevolmente sorpreso. Eh sì, mi piacciono le storie, mi piacciono quei videogiochi in cui il giocatore vive un’avventura che mai si sognerebbe di emulare nella realtà. Esistono ancora videogiocatori e redattori così… incredibile, ma vero.
Qualcuno direbbe che ormai il mercato è saturo di avventure ed è difficile creare qualcosa di veramente innovativo nel 2026. È vero, ma fino a un certo punto: non è detto che un’esperienza videoludica che tragga ispirazione da qualcosa di “già visto” non possa consegnarci qualcosa di veramente appagante.
In questi giorni, ad esempio, ho avuto modo di provare la demo di Fatherhood, un’avventura toccante di un padre e di sua figlia non vedente in un contesto bellico decisamente brutale. Che alternative ha un uomo, un padre, per assicurare un futuro alla persona più importante della sua vita? Fatherhood sta per essere lanciato su Kickstarter (potete seguire direttamente qui la campagna), un progetto che ha del potenziale e indirizzato a chi ama le storie profonde e di sopravvivenza.
Ho avuto modo di provare una mezz’ora di gioco, entrando in contatto con Basir e la sua piccolina Asma, alla ricerca di una via di fuga da un luogo che sembra non lasciare tregua a nessuno.

Ne avrei voluto di più
Prima del lancio su Kickstarter, il team di sviluppo Persis Play ha dato la possibilità a Nerd Bros Blog di provare il gioco in assoluta anteprima. La demo, di per sé, è molto breve: 30 minuti scarsi che ci offrono una primissima panoramica dell’esperienza completa.
Non potevo chiedere di più dopotutto, perché si tratta di un videogioco che sta prendendo forma e, a quanto pare, sembra avere le carte in regola per fare bene. L’avventura inizia a casa di Basir, in una città in subbuglio, dove le persone muoiono (ahimè) trivellate da colpi di fucili nelle strade ormai ridotte a cumuli di macerie. Un padre, però, non si perde d’animo, trasforma la paura in forza di volontà, compie dei gesti da vero supereroe (sono questi uomini e donne che meritano questo pregiato appellativo) per trovare la propria bambina.
Il protagonista somiglia a Joel di The Last of Us, a partire dallo stesso look: capelli castani e barba molto folta. La differenza risiede nelle abilità: qui il protagonista sembra un uomo molto semplice, che tuttavia tirerà fuori una forza da leone dinnanzi alle varie difficoltà.
Le vicende di Basir, mentre si sposterà da una strada all’altra, saranno animate da messaggi al centro dello schermo: una sorta di racconto interattivo che rende il tutto come un meraviglioso libro illustrato.

Lo stile grafico utilizzato per Fatherhood è il Low Poly, ovvero una tecnica che crea modelli e personaggi 3D utilizzando un numero davvero basso di poligoni. Infatti, Basir non ha occhi né bocca, e la sua conformazione anatomica è volutamente poligonale, così come i palazzi, le finestre degli edifici e i vari veicoli.
Lungo il percorso, si potranno aiutare i vari civili a superare i problemi derivanti dalla guerra: alle prime battute si soccorre un militare che, riconoscente della nostra buona azione, ci darà più avanti una mano a superare un percorso minato. A quanto pare, avere un cuore pregno d’amore ci darà in premio la riconoscenza altrui: uno dei fattori su cui si dovrebbe basare ogni rapporto umano.
I puzzle ambientali che ho affrontato, almeno dalla demo, non si sono mai rilevati così impegnativi. Mi sono limitato a utilizzare travi per passare attraverso palazzi, a salire scale o ad aprire porte trovando le chiavi sotto a un tappeto. Per portare in salvo la propria bambina, tuttavia, bisogna anche prendere delle decisioni molto difficili: capiterà di dover uccidere qualche cattivone… e questo non è mai facile per un civile. Nella demo, si poteva mettere al tappeto il guerrigliero con una bottiglia rotta per poter superare un posto di blocco.
È molto probabile che nel gioco completo ci saranno altri escamotage per poter superare diverse sessioni o per passare furtivamente in zone popolate da un numero imprecisato di avversari. La demo mi ha dato solo un assaggio, mi ha permesso di ritrovarmi con Asma e superare infine un percorso in cui i militari facevano fuoco da veicoli blindati.

Cosa bisogna aspettarsi?
È ancora troppo presto per valutare il gioco, del resto ho giocato solo una mezz’oretta di un prodotto probabilmente ancora nella fase pre-alpha. Vivere un’esperienza in una zona di guerra, in cui ci si immedesima nelle vicende delle persone coinvolte, fa solo bene all’industria videoludica perché ne aumenta la consapevolezza globale.
Il videogioco diventa sempre più un mezzo per veicolare messaggi importanti, per trasmettere una dura realtà che affligge questo mondo da generazioni. Ci fa riflettere sulle conseguenze, ci fa sentire il dolore delle persone vittime della guerra. Fatherhood fa prendere delle decisioni che avranno un impatto significativo sul rapporto con nostra figlia.
Gli sviluppatori tendono a specificare che ogni azione porta a una conseguenza: se decideremo di aiutare o uccidere qualcuno dinnanzi alla bambina, la percezione verso di noi cambierà così come il rapporto tra i due. Su carta, ci troviamo dinnanzi a un progetto interessante che andrà seguito con estrema dolcezza.
Vi ricordo che la campagna sarà lanciata molto presto, potete seguirla sulla pagina ufficiale di Kickstarter.

